La nuova frontiera della lotta anti-vaccinista.

In questo post parlerò delle nuove strategie degli anti-vaccinisti per sostenere la pericolosità dei vaccini prendendo spunto da un articolo pubblicato su Vaccine e da un documentario apparso sulla televisione pubblica americana PBS (sì, esiste veramente una televisione pubblica): Frontline “The Vaccine War“. PBS affronta, per una volta in maniera equilibrata, il dibattito dando la parola a sostenitori e oppositori dei vaccini. Si spingono perfino ad intervistare uno degli autori dello studio danese (di cui ne parlo qui) sull’autismo nei bambini vaccinati e non (non credevo esisteva un giornalismo così!).

In maniera schematica le tecniche d’informazione e gli argomenti degli anti-vaccinisti si possono riassumere così:

Slittamento delle ipotesi: La polemica ha inizio con la pubblicazione su Lancet di un lavoro che mette in relazione la vaccinazione MPR (Morbillo-Parotite-Rosolia) ed autismo da parte di Wakefield. Per Wakefield la causa era l’associazione di queste tre vaccinazione mentre per i movimenti antivaccinisti la causa era il vaccino contro il morbillo.

La causa antivaccinista attraversa l’atlantico e sbarca in Nord-America dove come colpevole viene individuato il mercurio. Dopo l’eliminazione del mercurio dai vaccini, si attese una diminuzione dell’epidemia per il 2006 – 2007 ma quando questa diminuzione non é avvenuta si é riproposto il 2011. Ma anche nel 2011 non vi é stata diminuzione. Ora i movimenti antivaccinisti sbandierano l’aumento dei casi d’autismo come emergenza nazionale e dimenticano che questo fatto invalida la loro ipotesi sulle cause dell’autismo. Ora il colpevole é l’alto numero di vaccini in era scolare.

La vaccinazione contro il morbillo, la MPR, il mercurio, l’alto numero di vaccinazioni, queste sono le ipotesi che si sono succedute negli anni, qual´é la buona?. Per poter mantenere il legame tra vaccinazione e autismo, e malgrado l’accumularsi delle prove che lo contraddicono, la causa dell’autismo é continuamente riscritta.

Misinterpretazione dei risultati scientifici.I risultati scientifici o i progressi in campo medico vengono presentati come prova delle loro ipotesi anche se li contraddicono palesemente. Un esempio di cui ho parlato sono le linee guida pediatriche che, pur contraddicendo le ipotesi di EmergenzaAutismo, sono presentate da quest’associazione come un grande successo delle loro iniziative (qui)!.

La comunità antivaccinista non ha compreso il metodo scientifico ed i suoi limiti. Vi é un legame ambiguo tra scienza e attivismo, se da una parte sembrano aperti ed interessati ai risultati della ricerca e molti scienziati sono inviatati a parlare nei loro meetings, in veritá sembrano interessati solamente ai lavori che sostengono la loro ipotesi. Gli autori dei lavori che condraddicono le loro ipotesi vengono denigrati (insultati personalmente) e accusati di essere al soldo delle industrie farmaceutiche. Il caso di Offit é esemplare: un fotomontaggio lo ritrae mentre banchetta sul corpo di un bambino (qui).   Le critiche al documentario su PBS (qui e anche sul il blog di Jenny McCarthy) si soffermano sul fatto che uno degli autori del lavoro danese é stato scoperto aver intascato i finanziamenti del CDC, questo fatto peró non inficia il risultato dello studio. Ma l’equazione é presto fatta: ladro di soldi pubblici = falsario dei dati scientifici (cosa interessante nessuno entra mai nel merito scientifico dello studio).


ResearchBlogging.orgNon mi stancherò mai di dirlo: il metodo sperimentale è un metodo estremamente limitato, si occupa solo di cose che può misurare, od osservare , procede per tentativi ed errori, é estremamente lento e soprattutto non propone delle verità assolute. Gli antivaccinisti chiedono di dimostrare che i vaccini siano 100% sicuri, o di dimostrare che non causino l’autismo, questo é, dal punto di vista scientifico, impossibile.

Uno scienziato può affermare: “Allo stato attuale delle conoscenze, la vaccinazione non ha determinato un aumento dei casi d’autismo in 1,5 milioni di bambini danesi”. Ma questa non é una prova sufficiente per gli antivaccinisti. Sentite cose dice nel video del PBS Barbara Loe Fisher la direttrice del “National Vaccine Information Centre“:

You have to look at the human body and what accours in term of changes in immune and brain function you cannot do epidemiology where you compare group of children agains each others.

Questo indica quanto poco Loe Fisher capisce i metodi scientifici: la sua proposta é impraticabile dal punto di vista scientifico e pone un problema etico.

Il problema etico: bisognerebbe trasformare un gruppo di bambini in cavie umane. Lasciarlo senza copertura vaccinale e “studiarlo” per vedere se insorge l’autismo. Il problema scientifico è che non possiamo “smontare” il corpo umano ed “osservare” cosa non va come si fa per una macchina. Dovremmo sottoporre le cavie-bambini a biopsie, colonscopie, punture lombari, encefalogrammi … Sono esami faticosi e pericolosi, quale madre é disposta ad accettare il rischio? quali risultati speriamo ottenere?.

Un altro limite evidente della ricerca é che una prova negativa, in termini scientifici non é mai una prova conclusiva, quello che si puo dire è che, per il momento, non ci sono prove tra vaccino ed autismo e che non si conoscono le origini della malattia. Ma nella loro visione queste mancanze implicano che la loro ipotesi é vera: il vaccino è il colpevole.

La loro posizione: siamo scettici, siamo gli esperti dei nostri figli, siamo aperti al dialogo, vogliamo più ricerca scientifica. Non sono però in grado di analizzare i problemi globalmente e capire le sfumature o le differenze, é una posizione ideologica che si cammuffa in posizione scientifica.

Il problema della responsabilità: Il documentario della PBS descrive la comunità alternativa di Ashland nell’Oregon dove solo il 70% dei bambini é vaccinato. In questa comunità si cerca di vivere in maniera naturale, nel rispetto della natura e nella consapevolezza dei limiti delle risorse naturali. Verso la fine del programma il Dr Jim Shames discute con alcune madri che hanno deciso di non vaccinare i loro figli. Chiede se non si sentono responsabili verso la comunità in cui vivono. Per esempio cosa succederebbe se suo figlio non vaccinato contagiasse un neonato troppo giovane per essere vaccinato?.  La madre sembra non aver mai considerato questa ipotesi. La cosa é sorprendente: come é possibile essere più “rispettosi dell’ambiente” e nello stesso tempo meno coinvolti nella sorte dei propri simili? Come puoi non considerare le conseguenze delle tue scelte sulla salute dei membri della tua comunità? Porre come bene ultimo l’ambiente ci solleva da responsabilità verso i nostri simili? O è forse un modo di mascherare il nostro egoismo?

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Kata A (2012). Anti-vaccine activists, Web 2.0, and the postmodern paradigm – An overview of tactics and tropes used online by the anti-vaccination movement. Vaccine, 30 (25), 3778-89 PMID: 22172504

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Autismo – giornalismo scientifico : 4 – 0

Ieri sera potevo scegliere tra guardare la partita di calcio tra Spagna – Irlanda oppure seguire un interessantissimo documentario intitolato “L’enigme de l’autisme” sulla televisione franco-tedesca Arte (satellite ASTRA 1).

Ho fatto la scelta sbagliata:

Il documentario su Arte tratta di un’ipotesi sull’insorgenza dell’autismo dovuta a modificazioni della flora batterica intestinale.

Secondo alcuni scienziati l’insorgenza dell’autismo sembra essere dovuta ad un batterio (della specie clostridium qui) presente nella flora intestinale che produce acido propionico. Tale acido viene trasportato fino al cervello dove, secondo un meccanismo non identificato, determinerebbe l’autismo. L’acido propionico iniettato in ratti induce dei comportamenti molto simli all’autismo, come ci spiega il Pr McFabes dell’universitá McGill in una dimostrazione certamente molto efficace.

L’ipotesi é stata testata su undici (11) bambini autistici con sindrome late-onset (regressiva) che avevano ricevuto, prima dell’insorgenza dell’autismo una cura di antibiotici (qui). 8 bambini hanno avuto un miglioramento temporaneo dopo una terapia con un antibiotico capace di eliminare il clostridium.

Il fatto più sorprendente é che una ipotesi in stato embrionale vengono proposte come se fossero prove conclusive del meccanismo dell’insorgenza dell’autismo e si accusa la comunità scientifica di non avere dato peso alla scoperta. Arte propose in un documentario pseudo-scientifico un’ipotesi basata su una sola pubblicazione e senza contradditorio? È irresponsabile fre nascere delle speranze nei genitori dei bambini autistici su stracci d’ipotesi. Già oggi sul sito web di Arte i genitori chiedono informazioni sul trattamento alimentare ! Quale trattamento? non esiste trattamento!

In ogni caso due cose sono da ricordare, la prima é che la conferenza AutismOne organizzata da GenerationRescue é un grande bazar dove ditte senza scrupoli sfruttano la disperazione dei genitori per vendere alimenti senza glutine, senza caseina, senza soya, senza acidi, camere iperbariche, vitamine ed altri rimedi non-convenzionali (min 6 del video).

La seconda é l’intervista ad una psicologa dell’universitá di Harvard: Martha Herbert che in meno di un minuto é capace di riassumere le più grandi banalitá sulle cause dell’autismo: l’uso dei pesticidi, il fatto che nutriamo le vacche con il mais, gli alimenti industriali, e gli antibiotici. Dice che esiste un comtinuum tra il cervello ed il corpo (min. 14).

Martha Herbert: esiste un continuum tra mente e corpo … ma hai verificato che il cervello sia connesso prima di parlare?

Cosa manca?, mi sembra abbia dimenticato la pentola a pressione la cui diffusione coincide con l’emergenza dell’autismo!

Conclusione: era meglio guardare la partita di calcio!

http://www.youtube.com/watch?v=ok3wIX0ctIs&feature=related

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Il rap del topino ansioso ed il risultato uno no, uno sì, uno forse.

ResearchBlogging.org Ritorniamo sui lavori pubblicati dal Prof. Bellavite e l’effetto ansiolitico delle diluizioni omeopatiche di gelsomino sui topi ansiosi (se state leggendo questo post perchè interessati al rap o ai roditori non sarete comunque delusi …). Il lavoro è stato pubblicato nel 2010 su Phycopharmacology e ha avuto una grande rilevanza; ne hanno parlato anche La Repubblica (qui) e vari blogger pro e contro l’omeopatia.

Due farmacologi del Mario Negri hanno riletto tutti i lavori di Bellavite e rivisti criticamente, scoprendo cose molto interessanti. Propongo qui un breve riassunto delle critiche fatte con alcuni note di chiarificazione.

La domanda più importante che ci si deve porre prima di tutto è come possiamo valutare l’ansietà nei topi? e come possiamo vedere se un farmaco ha un effetto ansiolitico?.

Come testare l’effetto ansiolitico? Provare un effetto ansiolitico su dei topini è difficile, non possiamo chiedergli se dormono bene, o hanno palpitazioni. Bellavite ha usato due test comportamentali chiamati Dark Light Open Field test. Vediamo cosa sono:

Dark Light test: il topino é posto in una scatola separata in due aree, una illuminata ed una scura. Il topo meno ansioso passera più tempo nella parte illuminata (qui).

Copyright: Max Planck Institute of Psychiatry

Open Field test: detto in due parole si osservano gli spostamenti del topino piazzato in mezzo ad un campo, l’idea di base è che tanto più il topino si muove in giro, tanto meno è ansioso. I suoi movimenti vengono registrati da una camera ad infrarosso ed analizzati da un computer che ti dice quanti metri ha percorso, quanto tempo ha passato nella zona centrale etc… È uno dei test base per studiare il comportamento dei roditori, ma il valore di questo test è dibattuto, da dei buoni risultati con alcuni tipi di ansiolitici e meno buoni con altri (qui).

In questi test devono essere utilizzati dei controlli negativi e positivi. Controlli negativi (o placebo) servono per valutare l’ansietà “di base” del topino e, tramite il confronto con la sostanza in esame, si vede se vi è un effetto statisticamente significativo (e non solo legato al caso) della suddetta.

A cosa serve il controllo positivo?, serve per sapere se il modello sperimentale è utile per rilevare un effetto ansiolitico, se il controllo positivo (si usa un farmaco già testato sull’uomo di sicuro effetto ansiolitico) non ha risultati diversi dal placebo allora il tipo di test è in questione: mi posso chiedere se serve a qualcosa. Per esempio il buspirone riduce la motilità dell’animale falsando il test Open Field, quindi anche se ha un effetto ansiolitico sicuro non da risultati differenti dal placebo.

I lavori pubblicati: Bellavite ha pubblicato un primo lavoro nel 2009 su Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine nel quale testa gli effetti ansiolitici del Gelemium semperverdis su dei topini in due serie di test:

Il primo con concentrazione 5 CH usando il test Light Dark e Open Field, per controllo negativo il solvente usato per diluire i preparati omeopatici e come controllo positivo il diazepam.

Light Dark test: risultati non significativi per Gelsominum 5 CH mentre il diazepam da risultati positivi.

Open Field test: risultati positivi per 5 CH mentre il diazepam non da effetto.

Nella seconda serie usa le concentrazioni di Gelemium semperverdis 5 CH, 7 CH e 30 CH.

Light Dark test: 5 CH, 7 CH e 30 CH da risultati non significativi (non usa il controllo positivo).

Open Field test: risultati positivi per 7 CH e 30 CH e negativi per 5 CH.

Riassumendo: In Open Field 5 CH va bene nella prima serie di test, però non va il controllo positivo. Nella seconda serie di test 5 CH non va più bene, contraddicendo il risultato precedente, ma vanno bene le altre due diluizioni .

Il problema del controllo positivo: il diazepam non da alcun effetto sul comportamento dei topini nel test Open Field, è da aspettarselo perche riduce la motilità e quindi può falsare il risultato (in altre parole i topino sono tranquilli ma non hanno voglia di muoversi). Diazepam da risultati significativi nel test Light Dark, che ci può indicare che sia un test valido per misurare l’ansietà dei topini. Purtroppo la diluzione 5 CH mostra dei buoni risultati nel test Open Field ma negativi nel test Light Dark. Insomma questa volta abbiamo un buon controllo positivo per il test Light Dark ed il gelsomino nun ja fa.

Il secondo articolo viene pubblicato nel 2010 su Phycopharmacology le diluizioni di Gelsemium sempervirens studiate sono 4 CH, 5 CH, 7 CH, 9 CH and 30 CH, con controllo positivo buspirone.

Light Dark: risultati statisticamente significativi per le diluizioni 5, 9 CH, la diluizione 30 CH è considerata da Bellavite positiva con una “borderline significance” (anche se in realtà è negativa p=0,064) ma prendiamolo per buono e chiamiamolo risultato “forse”. Ma 5 CH non dava nessun effetto nel 2009 in Light Dark nella prima e seconda serie di test!. 7 CH e 30 CH anche non davano nessun risultato nella seconda serie di test con Light Dark!! Come mai? Queste onomalie non sono spiegate.

Open Field: nessun effetto per tutte le diluizioni.

Il quadro generale cambia drasticamente dal 2009 al 2010 se il gelsomino sembrava dare risultati positivi nei test Open Field l’anno dopo è esattamente l’opposto: Light Dark sembra mostrare un effetto del gelsomino ma Open Field non più! Nessuna spiegazione sulle ragioni di questo cambiamento.

Inoltre se prendiamo i risultati del gelsomino in tutti i test solo 5 volte (più una volta “forse”) su 18 sembra mostrare un effetto ansiolitico.

Riassunto delle critiche

Riassumo qui i punti che mi sembrano più importanti, ma molti sono i problemi sollevati dai due farmacologi del Mario Negri, Cervo e Torri:

  • Risultati contradditori: Gelsomino 5CH é una volta positivo ed una volta negativo nel test Open Field del 2009. 7 CH e 30 CH sono una volta positivo (2009) ed una volta negativo (2010) nel test Open Field. Open Field e Light dark danno due risultati opposti nel 2009 e nel 2010. Un controllo positivo, consistente, fidato manca, si può testare l’ansietá nei topini in questa maniera?
  • Mancanza relazione dose effetto. È la base di uno studio di farmacologia, se si vede un effetto di una sostanza si dovrebbe vedere una relazione tra la quantità di sostanza e l’effetto. Perchè le diluizioni (e badate bene solo in un caso) 5 CH 9 CH funzionano mentre 4 CH e 7 CH non funzionano e 30 CH da un risultato borderline?. Nell’ordine di diluizioni crescenti (4 CH, 5 CH, 7 CH, 9 CH, e 30 CH) sono positivi: uno no, uno si, uno no, uno si, uno forse.  Il famoso risultato “sì e no” conosciuto in omeopatia?
  • Quadro generale contradditorio: se in questo sistema non si riesce neppure a vedere un effetto ansiolitico dei farmaci conosciuti … siamo in alto mare. Se cerchi l’effetto di un rimedio omeopatico – che sai bene essere difficile da mostrare – cerca magari un sistema sperimentale più semplice. Non andarti ad impegolare in una serie di test complicati dei quali non si capirà nulla.
  • Analisi statistica non corretta: gli autori fanno notare che dato che gli effetti del controllo negativo sono molto variabili, sarebbe più appropriato fare una comparazione statistica tra un controllo ed un campione testato e non tra il campione e la media dei controlli.

Ecco perchè é insensato dire che i dati sono stati riprodotti.
Conclusione rap:

Al topino un po’ stressato
hanno dato il preparato,
al risveglio che farà?
a reppare comincerà.

Uno si, uno no fooorse .. Uno no, uno si uno fooorse ..
E con questo che si fa, poi passare l’ansietà?

Stamattin mi son trovato
in un campo preparato
ed un rap ti ho suonato.
Sta a sentire professore
stai facendo un grosso errore:
Gelsomino diluito
non l’ho mai digerito
è il rap che mi fa
poi passare l’ansietà

Uno si, uno no fooorse .. Uno no, uno si uno fooorse ..
È il rap che mi fa, poi passare l’ansietà

E con questo risultato
Cosa mai hai imparato?
Per poter farci ingoiare
I rimedi preparati
Ti conviene far quadrare
i tuoi grandi risultati
E dimenticar quei dati
Che ti danno grattacapi

Uno si, uno no fooorse .. Uno no, uno si uno fooorse ..
È il rap che mi fa, poi passare l’ansietà

Son nel globulo diluite
La chiarezza e l’onestà.
Ma invece concentrate
Un gran mare di c.
Sarà questo che farà
Poi passare l’ansietà!

Uno si, uno no fooorse .. Uno no, uno si uno fooorse ..
È il rap che mi fa Poi passare l’ansietà

Il globulo è buono da mangiare
Ma alternativo e complementare
Al metodo sperimentale.

Evoluto MC

_______

Biblio:

Cervo, L., & Torri, V. (2011). Comment on: “Dose-effect study of Gelsemium sempervirens in high dilutions on anxiety-related responses in mice” (Magnani P, Conforti A, Zanolin E, Marzotto M and Bellavite P, Psychopharmacology, 2010) Psychopharmacology, 220 (2), 439-440 DOI: 10.1007/s00213-011-2582-z

Magnani, P., Conforti, A., Zanolin, E., Marzotto, M., & Bellavite, P. (2010). Dose-effect study of Gelsemium sempervirens in high dilutions on anxiety-related responses in mice Psychopharmacology, 210 (4), 533-545 DOI: 10.1007/s00213-010-1855-2

Bellavite, P., Magnani, P., Zanolin, E., & Conforti, A. (2011). Homeopathic Doses of Gelsemium sempervirens Improve the Behavior of Mice in Response to Novel Environments Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2011, 1-10 DOI: 10.1093/ecam/nep139

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Riproducibilità fatta in casa

Per la prima volta nella storia dell’omeopatia alcuni risultati sperimentali sono stati riprodotti. Il Prof Bellavite dell’Universiá di Verona avrebbe riprodotto gli effetti ottenuti dal rimedio omeopatico Gelsemium sempervirens su topi ansiosi (qui). Ce lo annuncia il Prof. Bellavita congiuntamente al Dott. Magnetti su La Stampa (qui) :

Medicinali Omeopatici: dimostrata la riproducibilità in laboratorio.

Dopo la pubblicazione su “Psychopharmacology”, un nuovo studio riassume tutte le prove fatte e le rivaluta con nuovi test statistici.

Tempo fa avevo pubblicato un articolo dal titolo “Anche i topolini sono sensibili alle medicine omeopatiche” a seguito della pubblicazione, sull’autorevole rivista scientifica Psychopharmacology, di un importante lavoro sull’omeopatia a firma di ricercatori dell’Università di Verona che dimostrava che alte diluizioni di un medicinale omeopatico (Gelsemium sempervirens) sono capaci di modulare i comportamenti e le risposte emozionali di topi di laboratorio. Ricercatori dell’Istituto Mario Negri hanno scritto una lettera ufficiale di protesta alla stessa rivista Psychopharmacology sostenendo che i risultati non sarebbero riprodicibili. Invece, con un lavoro appena pubblicato da ECAM-J i ricercatori veronesi dimostrano, dati alla mano, il contrario.

Le parole che usano sono alquanto oblique e potremmo discutere su cosa veramente significano all’infinito (1). Ma prendiamo per buono che intendono che i risultati sperimentali pubblicati da Bellavite nel 2010 sono stati  riprodotti.

Anche se ritengo che metodo sperimentale ed omeopatia siano due cose complementari ed alternative forse questo è un primo passo verso il riconoscimento dell’omepatia come scienza basata sulla sperimentazione. O forse è un fraintendimento ?

Già perchè il Prof Bellavite avrebbe riprodotto i risultati ottenuti da se medesimo sull’effetto ansiolitico del gelsomino sui topini ansiosi. Secondo il metodo sperimentale per confermare un risultato bisogna riprodurlo … certamente … ma manca una parolina importante nei loro discorsi, e non solo importante, direi fondamentale. E pensare che la Wikipedia University lo spiega tanto bene (qui):

Science is a social enterprise, and scientific work tends to be accepted by the scientific community when it has been confirmed. Crucially, experimental and theoretical results must be reproduced by others within the scientific community.

Avete capito qual’è la parolina ? Ebbene sì: by others !! In paroloni più altisonanti sarebbe riprodurre indipendentemente i risultati! E perche è fondamentale ? Perche Il Prof. Bellavite, in completa buona fede può aver commesso inconsciamente un errore sperimentale che ha falsificato il risultato, riprodurre i risultati a casa propria non serve a nulla. Qualcun altro omeopata armato di buona volonta potrà riconfermare i risultati.

——

1). Scrivo questo post consapevole del fatto di aver potuto travisare quanto scritto da Magnetti e Bellavite ma le loro parole sono alquanto confuse: il titolo del post di Magnetti (forse scritto dalla redazione) é esplicito: “dimostrata la riproducibilità in laboratorio”, ma il sottotitolo parla invece di un “riassunto” delle prove fatte. In un altro punto affermano che é stato riprodotto e confermato “il modello sperimentale” e non parlano  dei risultati scientifici (dimenticanza?). Altrimenti detto: é stato confermato che studiare l’ansietà nei topi può dare dei risultati (notizia non correlata all’omeopatia e di nessun interesse), non che il rimedio omeopatico sia veramente efficace. Chiarezza ed onestà omeopaticamente diluite.

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Le buone abitudini (e non il placebo) che ti salvano la vita

ResearchBlogging.orgÈ possibile che un placebo, cioè una pillola di zucchero che viene data come controllo negli studi clinici abbia invece un qualche effetto terapeutico? Da qualche tempo un articolo pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’universitá di San Francisco ha suscitato molte reazioni e commenti. L’articolo é stato ripreso da OggiScienza e da Neuroskeptic ed ampiamente commentato.

Il lavoro studia la sopravvivenza dei pazienti con insufficienza cardiaca curati con farmaci beta-bloccanti nello studio clinico BEST. Il gruppo di ricercatori californiani analizza in particolare i risultati sui pazienti che hanno fatto parte del gruppo placebo.

Pressman, A., Avins, A., Neuhaus, J., Ackerson, L., & Rudd, P. (2012). Adherence to placebo and mortality in the Beta Blocker Evaluation of Survival Trial (BEST) Contemporary Clinical Trials, 33 (3), 492-498 DOI: 10.1016/j.cct.2011.12.003

I risultati del lavoro sono decisamente strani, per non dire, con le stesse parole dell’autore, misteriosi: i pazienti che aderiscono al placebo (sì, questo é il termine tecnico per dire che prendono regolarmente le pillole prescritte dal dottore) vivono più a lungo rispetto a coloro che se ne fregano (no, questo non é il termine tecnico). Chi prende più del 75% delle pillole placebo prescritte ha il 40% meno di probabilità di morire di chi prende meno del 75% delle pillole.

Cioè i pazienti che aderiscono di più al placebo vivono più a lungo! Come é possibile?, il placebo é per definizione inerte, non contiene nessun principio attivo! I ricercatori hanno chiamato questo effetto: “effetto del buon aderente”.

Effetto del buon aderente?

Facciamo un passo indietro e parliamo di un’altro lavoro pubblicato nel lontano 2006:

Simpson SH, Eurich DT, Majumdar SR, Padwal RS, Tsuyuki RT, Varney J, & Johnson JA (2006). A meta-analysis of the association between adherence to drug therapy and mortality. BMJ (Clinical research ed.), 333 (7557) PMID: 16790458

Gli autori analizzano tutti i lavori che hanno mostrato questo strano effetto nel gruppo placebo: gli studi riguardano malattie cardiovascolari, prevezione dell’infarto al miocardio, AIDS, diabete, iperlipidemia ed immunosoppressione dopo il trapianto cardiaco.

I risultati mostrano che i pazienti aderenti al placebo hanno una mortalità più bassa. Odds ratio 0.56; cioé un buon aderente ha metà della probabilitá di morire rispetto a un cattivo aderente*. Sia Simpson che Pressman giungono agli stessi risultati ma Simpson da una interpretazione diversa. La spiegazione che propone è che coloro che aderiscono di piú al placebo hanno anche abitudini di vita più sane, fanno esercizio, seguono una dieta, vanno regolarmente dal dottore, prendono regolarmente anche le altre medicine prescritte e si fanno vaccinare; ed é questo che fa la differenza. Quindi aderire ad una terapia indica se si ha a cuore la propria salute e si ha uno stile di vita sano.

Chi ha a cuore la propria malattia prende le pillole e fa esercizio, tutto qui.

Infatti stiamo parlando di due cose distinte. Le terapie delle malattie studiate hanno due componenti, una componente farmacologia, ed una, importante, riguardante le abitudini di vita.  Il paziente per evitre una ricaduta o per migliorare il suo stato di salute deve anche avere uno stile di vita sano.

Per esempio per i diabetici e gli iperglicemici é importante seguire una dieta, per chi ha avuto un infarto al miocardio fare esercizio e seguire una dieta, per i pazienti HIV positivi evitare dei comportamenti a rischio … (non sono riuscito però a troverne componenti terapeutici non-farmacologici per i trapiantati di cuore).

Purtroppo questo aspetto non é stato studiato perchè l’attenzione era concentrata sul preparato farmacologico e nessuno ha pensato di prendere nota dello stile di vita dei pazienti. Pressman ammette candidamente che:

The data contained relatively little information about potentially important lifestyle factors such as exercise, diet, and psychological states; hence, residual confounding may be present despite the extensive multivariate modeling.

Sarebbe molto interessante scoprire se questo “effetto del buon aderente” esiste anche nelle terapie che non hanno una componente “stile di vita” e questo sì, sarebbe veramente misterioso.

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* Detto tra parentesi osservano anche che coloro che aderiscono ad una terapia farmacologica nociva hanno il doppio delle probabilità di morire rispetto a chi non lo fa (ouch!!).

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Lo sfruttamento delle risorse naturali per la produzione di rimedi.

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È un’idea molto diffusa pensare che i farmaci possano essere sostituiti da sostanze naturali provenienti da alghe, funghi, animali o piante. Uno dei fondamenti di questa idea é che se, come é vero, molte delle nostre medicine provengono da sostanze naturali potremmo semplicemente percorrere la strada in senso inverso e ritornare a curarci in maniera naturale, eliminando nel passaggio anche i temibili effetti collaterali dei farmaci moderni.

Vantaggi e svantaggi  di questa idea – purezza del composto, presenza di contaminanti, dosaggio – li abbiamo visti in un esempio pratico su come curarci dall’ipertensione con il lievito di riso rosso (qui e qui).

Un problema ulteriore nasce quando questi rimedi naturali mettono in pericolo l’esistenza stessa di specie animali o vegetali.

Ne sono esempi i rimedi derivati dalla tigre, dal rinoceronte, o dal fungo cordyceps (qui) che sono molto utilizzati nella medicina tradizionale cinese.

La medicina cinese attribuisce alla tigre potenti capacità terapeutiche: le ossa sono usate per distorsioni e l’urina é considerata un rimedio eccezionale contro i reumatismi. La caccia di frodo, per procurarsi nuova materia prima, è considerata una tra le principali ragioni che minacciano la sopravvivenza della tigre (1).

Quasi ogni parte del rinoceronte é usato nella produzione di rimedi: il corno viene usato per alleviare la febbre, la pelle per il trattamento di malattie dermatologiche, il pene come afrodisiaco, il sangue per dolori mestruali … Il corno del rinoceronte asiatico è più apprezzato dai consumatori che credono che, essendo più piccolo, abbia un potere terapeutico più concentrato (1).

Che questi rimedi contengano dei principi attivi oppure no é oggetto di dibattito, generalmente, i lavori che studiano gli effetti farmaceutici dei preparati a base di tigre e rinoceronte sono poco documentati per poter essere attendibili (1).

Anche l’orso viene cacciato per le sue proprietà curative: la sua bile é ricercata per la preparazione di rimedi contro la febbre e le infiammazioni, la detossificazione, contro ingrossamenti e dolori, contro “la sovrabbondanza di fuoco del fegato”, per convulsioni dovute a “troppo calore”, epilessia e rossore agli occhi (2).

La bile d’orso contiene, in effetti, una sostanza attiva chiamata, acido ursodesossicolico (UDCA per gli amici) che è il componente principale di una sostanza farmaceutica; il Deursil, commercializzato in italia per la dissoluzione dei calcoli biliari (sul sito FDA).

Molti autori sostengono che le applicazione “moderne” dei principi attivi sono basate sulle indicazioni della medicina tradizionale cinese, ma è difficile poterlo affermare con certezza, la sintomatologia tradizionale si basa su concetti (Ying e Yang, presenza o assenza di vento, la teoria dei cinque elementi …) che sono difficilmente traducibili nella sintomatologia moderna (1).

La bile d’orso viene estratta dagli animali braccati o da allevamenti dove gli orsi vengono “munti” tramite la tecnica detta “free-dripping fistula”. È una pratica molto crudele ed obbliga gli orsi in gabbie molto ristrette. Questa tecnica consiste nell’operare una taglio nell’addome dell’animale (fistula) e rompere la membrana biliare. La bile fluisce allora liberamente (free-dripping) all’esterno, in un contenitore posto dall’allevatore. Questa tecnica può provocare agli orsi polipi, infiammazioni alla bile e infezioni croniche (3).

Gli allevatori di orsi sostengono che l’estrazione della bile in gabbia fa diminuire il bracconaggio (4) degli orsi ma un recente articolo pubblicato su PLoS sembra dire il contrario (5). Purtroppo la disponibilità della bile prodotta in allevamento non modifica le scelte dei clienti, che considerano la bile dell’orso selvaggio di qualità superiore e gli utilizzatori sono disposti a pagare cifre superiori pur di assicurarsi la bile di un orso cacciato.

Lo sfruttamento delle risorse naturali per la produzione di rimedi nella medicina tradizionale cinese pone dei problemi sia dal punto di vista etico (il maltrattamento degli animali) che dal punto di vista ecologico (estinzione delle specie).

La sintesi chimica delle sostanze non sembra essere una soluzione perchè il consumatore è legato, quasi in maniera ideologica, al composto di provenienza naturale. Tragica ironia che i promotori del naturale siano la causa di sofferenze e morte dei loro amati animali.

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Bibliografia:

1. Still, J. (2003). Use of animal products in traditional Chinese medicine: environmental impact and health hazards Complementary Therapies in Medicine, 11 (2), 118-122 DOI: 10.1016/S0965-2299(03)00055-4

2. Feng, Y., Siu, K., Wang, N., Ng, K., Tsao, S., Nagamatsu, T., & Tong, Y. (2009). Bear bile: dilemma of traditional medicinal use and animal protection Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine, 5 (1) DOI: 10.1186/1746-4269-5-2

3. http://www.animalsasia.org/index.php?UID=FFFUD5EP49V5

4. http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-china-17188043

5. Dutton, A., Hepburn, C., & Macdonald, D. (2011). A Stated Preference Investigation into the Chinese Demand for Farmed vs. Wild Bear Bile PLoS ONE, 6 (7) DOI: 10.1371/journal.pone.0021243

L’idea di questo post mi è venuta qui:

http://geneticcuckoo.blogspot.com/2012/03/barbaric-bear-bile.html

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Una nuova arma contro i ciarlatani : il ridicolo

Alcuni ricercatori australiani hanno recentemente pubblicato un “manuale per il vero debunker” su come affrontare e smascherare i miti, le affermazioni dubbie, ascientifiche o anomale fatti dai complottisti o ciarlatani vari (qui)

Grazie ad esempi di facile comprensione il manuale ci fornisce delle preziose indicazioni su come presentare i fatti scientifici in modo corretto ed efficace e su come evitare il backfire effect (cioè il rafforzamento del mito).

Questo lavoro si basa su esperimeti di psicologia ed illustra le ragioni psicologiche che fanno sì che un mito sia intelletualmente più attrattivo di una spiegazione razionale e svela i meccanismi inconsci che entrano in gioco quando si cerca di smascherarlo.

Una delle tecniche presentate è quelle di non esporre nel dettaglio il mito che si vuole smascherare ma dare solo una descrizione limitata all’indispensabile. Se si espone il mito estesamente si aumenta nel lettore la familiarità con esso e quindi il pericolo che venga accettato come vero. Un’altra tecnica e quelle di esporre la spegazione nel modo più semplice possibile evitando delle spiegazioni molto complicate.

Qui sotto un esempio molto chiaro di come debunkare un mito sul riscaldamento planetario.

Vi é tuttavia un’altra arma, che gli autori del manuale hanno dimenticato di menzonare, per smascherare i vari ciarlatani pseudoscientifici in circolazione : il ridicolo.

Prendiamo questo esempio che ci viene da una ditta di terapie alternative: L’Himalayan Institute ci propone questo meraviglioso oggetto per irrigare le cavità nasali cioè pulirsi il naso (Neti pot per gli amici)

Purtroppo come spesso accade questi rimedi non sono solo inutili sono anche dannosi: due persone sono morte per averne fatto uso (qui). La causa è la un’ameba (organismo unicellulare) presente in quasi tutte le acque della terra: la Naegleria fowleri. Se l’ameba viene ingerita o bevuta, nessun problema, il nostro sistema digestivo se la mangia, il problema é quando viene “respirata” perche attraverso i bulbi olfattivi penetra nel cervello dove causa una meningoencefalite mortale. In italia i casi sono molto rari, il primo caso è stato documentato nel 2004 (qui), nel mondo sono circa 200 l’anno.

Insomma, nulla di preoccupante, se non che qualcuno ha inventato “l’autostrada per amebe” per penetrare nel nostro cervello.

Ora, si potrebbe cercare di convincere gli utilizzatori della totale inutilità dell’oggetto con argomenti scientifici, parlare della biologia delle amebe, illustrare gli studi epidemiologici, ricordare che non vi sono terapie per questo tipo di meningoencefalite … ma non é più semplice guardare le facce degli utilizzatori di questa nuova invenzione per essere convinti della sua inutilità ?

Proviamo insieme e ditemi se riuscite a stare seri:

Neti pot per androidi

Neti pot per Texas Rangers:

Questo utilizzatore è un vero hacker: mettere del Whisky nel suo Neti pot.

All together now!

Forse Madre Natura ci aveva già fornito un sistema per pulirci il naso: lo starnuto.

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Bibliografia:

Cook, J., Lewandowsky, S. (2011), The Debunking Handbook. St. Lucia, Australia: University of Queensland. November 5. ISBN 978-0-646-56812-6.

L’idea per questo post vi é venuta leggendo: http://ssaft.com/Blog/dotclear/index.php?post/2012/01/13/%5BFreaky-Friday-Parasite%5D-L-attaque-des-amibes-cerebrophages

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