Il virtuoso omeopata e la sua scala

Nel post precedente abbiamo visto che vi è una correlazione tra la dimensione di uno studio clinico e l’effetto terapeutico. Oggi vediamo un tema simile, la correlazione tra la qualità di uno studio e l’effetto terapeutico e vedremo un bell’esempio di autogol dei sostenitori dell’omeopatia.

Osservate bene il grafico qui sotto, un po’ confuso, lo so, è stato pubblicato da due medici omeopati Klaus Linde e Dieter Melchart, di cui abbiamo parlato in altri post (qui).

Il grafico mostra la correlazione tra la scala Jadad e l’Odds Ratio (o OR) per 89 studi clinici sull’omeopatia [Linde K, Scholz M, Ramirez G, Clausius N, Melchart D, Jonas Impact of study quality on outcome in placebo-controlled trials of homeopathy. J Clin Epidemiol 1999; 52: 631–36 (pubmed)].

L’Odds Ratio indica quanto è efficace un trattamento (più alto é il valore, più é efficace). Mentre la Scala Jadad indica la qualità metodologica dello studio. Questa scale considera non solo la dimensione ma anche se si è verificato se lo studio è stato doppio cieco, se il metodo di randomizzazione è appropriato, se, e come, sono stati gestiti i pazienti che non hanno seguito la terapia, ecc …  (qui). Più alto é il valore della scala più alta é la qualitá dello studio.

È difficile capire qualcosa dal diagramma ma secondo Linde è la prova che negli studi omeopatici l’effetto terapeutico NON DIMINUISCE con l’aumentare della qualità dello studio. La linea blu che ho tracciato sul grafico (una linea più o meno orizzontale) dovrebbe rappresentare questa tendenza .

È vero?, è proprio vero?, il grafico è un po’ confuso ma posso anche credere a Linde, purtroppo qualche scettico ha rifatto il grafico e sono saltate fuori cose molto interessanti. Lo scettico è Ernst, tedesco pure lui e quindi pignolo come solo i tedeschi possono esserlo [E. Ernst and M.H. Pittler. Re-analysis of previous meta-analysis of clinical trials of homeopathy. Journal of Clinical Epidemiology 53 (2000) 1188] .

Ernst prende i dati pubblicati da Linde e li mette in un nuovo grafico con due importanti differenze:

  • Sono riportate le medie dei valori.
  • La scala Odds Ratio non è più logaritmica ma lineare.

Ecco che il grafico è subito più leggibile, e si nota subito qualcosa che Linde negava:

Se si osserva la linea nera si vede che mano a mano che la qualità aumenta l’effetto terapeutico diminuisce (eccome!). In questo caso l’unità (= nessuna differenza con il placebo, linea rossa sul grafico) è raggiunta per un valore poco superiore a 4 sulla scala Jadad.

Fin qui niente di male; la diminuzione dell’effetto terapeutico è una tendenza naturale di tutti gli studi clinici (si può osservare anche col “funnel plot”) e  si osserva anche negli studi allopatici. Ma quello che non si spiega è che per un valore di qualità 5, si ha OR di 2, favorevole all’omeopatia (cerchio blu).

Seguendo la tendenza naturale gli studi d’alta qualità dovrebbero concludere che non vi è differenza tra rimedi e placebo, ma non è così! la tendenza sembra rimbalzare vero l’alto!. La cosa è assurda, a meno che, a meno che …

Una spiegazione politicamente corretta la propone Ernst:

[This fact] is consistent with the hypothesis that some (by no means all) methodologically astute and highly convinced homeopaths have published results that look convincing but are, in fact, not credible.

Una traduzione politicamente scorretta la possiamo trovare noi: gli omeopati sono dei furbetti (metodologicamente astuti) ed hanno falsificato i risultati negli studi clinici di alta qualità.

Ernst aggiunge:

Viewed in this way, the re-analysis of Linde et al. can be seen as the ultimate epidemiological proof that homeopathic remedies are, in fact, placebos.

Bell’autogol per i sostenitori dell’omeopatia.

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Il virtuoso omeopata ed il suo imbuto.

Borion ci suggerisce, durante il dibattito con Garattini tenutosi sul tema omeopatia, uno spunto di approfondimento quando, discutendo delle sperimentazioni in allopatia ed omeopatia, dice (mio grassetto):

Viceversa cosa che è innegabile … di tutte queste sperimentazioni [in omeopatia] che sono state fatte ce ne sono anche di cattiva qualità, … è che noi fin dall’inizio pubblichiamo tutto quello che facciamo, cosa che non si può dire dell’allopatia. L’allopatia inizia solo adesso ad essere costretta a pubblicare tutte le sperimentazioni siano esse favorevoli o sfavorevoli. (minuto 51 del dibattito).

Riassumendo: gli omeopati sono virtuosi ed onesti e pubblicano sempre tutto quello che fanno; hanno pure costretto gli allopati a uscire allo scoperto e pubblicare anche loro tutte le sperimentazioni.

Vediamo di negare l’innegabile e per questo abbiamo bisogno di un imbuto e un po’ di statistica (o un mbuto come dice la Vulvia):

www.youtube.com/watch?v=bWkiSXG-sRQ
Abbiamo visto nel post precedente che un problema delle metanalisi è il “publication bias” (qui) che può essere tradotto con “squilibrio delle pubblicazioni”. Sia in omeopatia che in allopatia gli studi sfavorevoli vengono pubblicati meno frequentemente che quelli favorevoli e finiscono nel cassetto (personalmente devo aggiungere che se tutte le mie sperimentazioni negative fossero state pubblicate ora sarei professore …).

Se faccio una metanalisi in presenza di questo bias (o squilibrio), ottengo, sempre, dei risultati favorevoli perchè ci sono più pubblicazioni favorevoli. Possiamo utilizzare un “funnel plot” o diagramma ad imbuto per vedere se c’e questo squilibrio e per calcolarne l’ampiezza.

Il “funnel plot” mostra la distribuzione degli studi in rapporto alla dimensione dello studio e all’effetto del trattamento. Come dice Wikipedia (qui):

A funnel plot is a scatterplot of treatment effect against a measure of study size

Il diagramma assomiglia ad un triangolo simmetrico o ad un imbuto rovesciato come vedete qui sotto se non vi è bias di pubblicazione. Asse delle y: dimensione dello studio, asse delle x: effetto del trattamento.

Il diagramma ha questa forma perché in tutti le sperimentazioni farmacologiche (siano esse omo- o allo-patiche) più uno studio è grande (cioè più pazienti ha) più piccolo è l’effetto del trattamento.

Anche Linde, nel lavoro pubblicato su Lancet nel 1997 (pubmed), utilizza un funnel plot per scoprire se vi è un bias di pubblicazione e per correggere la sua valutazione. Ecco funnel plot delle sua metanalisi che include 89 sperimentazioni sull’omeopatia:

Osserviamo il diagramma: se scartiamo i 4 punti più in alto, la distribuzione appare notevolmente simmetrica ed ha la forma d’imbuto rovesciato, ma … un momento … cosa sono quel gruppo di studi sulla destra del grafico nel cerchi rosso? Sono degli studi favorevoli all’omeopatia e di bassa qualità, come mai non vi è un gruppo simmetrico sulla sinistra?

Lo lascio dire a Linde:

the asymmetry indicates missing negative trials.

Vuoi dire, ma vuoi proprio dire che anche i virtuosi medici omeopati non sono poi così virtuosi e NON pubblicano gli studi sfavorevoli? Un’altra piccola menzogna Monsieur le Professeur?

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I risultati della sperimentazione clinica in omeopatia

Prendo spunto dal dibattito tra Boiron e Garattini tenutosi nella sede de Corriere della Sera per approfondire il tema omeopatia. Una ghiotta occasione c’è suggerita da Boiron:

Dovremmo dedichiamo più tempo ad analizzare tutte le metanalisi e pubblicazioni scientifiche sull’efficacia clinica dell’omeopatia.

Detto, fatto: un lavoro molto importante è stato pubblicato sulla rivista medica Lancet nel 1997, da due nostre vecchie conoscenze, Klaus Linde e Dieter Melchart, del Centro di Ricerca sulla Medicina Complementare dell’Università Tecnica di Monaco di Baviera. Dei ricercatori favorevoli alle terapie alternative che hanno pubblicato molti lavori sull’echinacea e l’agopuntura (qui). Klaus Linde, Nicola Clausius, Gilbert Ramirez, Dieter Melchart, Florian Eitel, Larry V Hedges, Wayne B Jonas Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? A meta-analysis of placebo-controlled trials . Lancet 1997; 350: 834–43 (pubmed).

Linde raccoglie tutti i lavori pubblicati sull’omeopatia e li seleziona secondo alcuni criteri, dopodiché prende i risultati e li mette tutti insiemi, il risultato è una specie di “analisi delle analisi”, in termine tecnico questo si chiama fare una metanalisi. Il vantaggio della metanalisi è che un effetto che non si vede in un singolo studio può emergere nell’unione di tutti gli studi. È comune sentire di metanalisi che rivelano degli effetti indesiderati di un farmaco (per esempio problemi cardiaci in un farmaco per il diabete). Tali effetti sono troppo rari e quindi non rilevabili in una singola analisi, ma emergono solo dopo aver “unito” tutte le analisi.

Sorgono pero anche dei problemi (qui); il primo problema riguarda il criterio d’inclusione cioè quali studi vengono inclusi nella meta analisi e quali no. Questo criterio influenza fortemente i risultati finali e vedremo in seguito che saranno fonte di molti problemi. Il secondo problema è che non tutti i lavori, siano essi favorevoli o sfavorevoli siano stati pubblicati. Purtroppo gli studi negativi vengono pubblicati meno frequentemente che quelli positivi e finiscono nel cassetto: “file drawer effect” (qui). Ci sono generalmente sempre più lavori favorevoli che lavori sfavorevoli per un dato farmaco: ho un bias (uno sbilanciamento) di pubblicazione. Linde utilizza un sistema che si chiama “funnel plot” per scoprire quanto grande è il bias di pubblicazione, e l’utilizzerà per correggere la sua valutazione (di questo magari ne parliamo la prossima volta).

Ma torniamo allo studio, Linde ipotizza che:

If the hypothesis that all clinical effects of homoeopathy are due to placebo is correct, it would mean that in all properly conducted placebo-controlled trials on homoeopathy, one placebo had been compared with another.

La sua ipotesi di partenza è: se l’omeopatia è un placebo, allora gli studi con rimedi omeopatici sono studi che comparano un placebo contro un altro; MA se osservo UNA delle due cose:

se vi è differenza statisticamente significativa tra un placebo ed un rimedio.

OPPURE

se un effetto terapeutico è stato replicato indipendentemente..

allora posso rigettare la mia ipotesi di partenza: l’omeopatia NON è un placebo. Togliamoci subito il dente e diciamo che il secondo punto non è verificato, non vi è riproducibilità negli studi omeopatici.

Per il primo punto usa la sua metanalisi per vedere se tale ipotesi è contraddetta, il risultato è:

Presi singolarmente nessuno studio dimostra l’efficacia dei rimedi ma presi in toto vi è un effetto che non può essere attribuito solo al placebo.

Dal punto di vista quantitativo:

The odds ratio for the 26 good-quality studies was 1·66 (1·33, 2·08), and that corrected for publication bias [correzzione fatta tramite il funnel plot] was 1·78 (1·03, 3·10).

Il risultato statistico è 1.78 con un intervallo di confidenza da 1.03 a 3.10. L’intervallo di confidenza indica quanto probabile è l’ipotesi iniziale, se l’intervallo è a include l’unità significa che si deva accettare l’ipotesi placebo = omeopatia. In questo caso, anche se di poco (1.03) l’intervallo di confidenza non contiene l’unità. Un risultato che non trancia definitivamente il problema è che ha, probabilmente, accresciuto la confusione infatti, nelle conclusioni afferma un po’ tutte due le cose:

The results of our meta-analysis are not compatible with the hypothesis that the clinical effects of homoeopathy are completely due to placebo. However, we found insufficient evidence from these studies that homoeopathy is clearly efficacious for any single clinical condition. Further research on homoeopathy is warranted provided it is rigorous and systematic.

Analizzando più attentamente gli studi incorporati da Linde nella metanalisi altri scienziati, si accorgono che:

Metodologicamente é corretto unire tutte le analisi su un solo farmaco ed una sola malattia. Linde ha incorporato tutti i lavori con tutti i rimedi e tutti i tipi di patologie, questo non è corretto.

Generalmente s’incorporano le sperimentazioni con una sola dose di farmaco, qui sono state incorporate tutte le dosi possibili: diluizioni omeopatiche ma anche diluizione contenenti ancora il principio attivo, anche questo non é corretto.

Sono state usate sperimentazioni fatte dalle ditte produttrici di rimedi omeopatici (riferimenti 48, 49, 68 della pubblicazione).

In alcuni lavori sono stati falsamente considerati come favorevoli al rimedio omeopatico mentre invece non lo sono (Morrison B, Lilford RJ, Ernst E. Methodological rigour and results of clinical trials of homoeopathic remedies. Perfusion 2000; 13: 132–38.

Due anni dopo Linde pubblica un secondo lavoro [Linde K, Scholz M, Ramirez G, Clausius N, Melchart D, Jonas Impact of study quality on outcome in placebo-controlled trials of homeopathy. J Clin Epidemiol 1999; 52: 631–36. (pubmed)] , dove si accorge che 207 studi clinici contengono numerosi errori metodologici e analizzando i dati della sua analisi  del 1997 concluse che aveva:

at least overestimated the effects of homoeopathic treatments.

Insomma il lavoro iniziale sembra essere favorevole all’omeopatia, ma vi sono grossi problemi metodologici. Linde stesso afferma che i lavori in omeopatia hanno grosse mancanze e che nello studio del 1997 aveva sovrastimato l’effetto dell’omeopatia (di quanto però non lo dice). Considerando che la finestra di confidenza era vicinissima alla non significatività (da 1.03 a 3.10) forse possiamo invertire le conclusione del suo lavoro:  l’omeopatia è uguale al placebo (?).

La sua metanalisi è stata però utilizzata dagli omeopati per sostenere le proprie tesi.

Conclusione paradossale:

Linde arriva anche a proporre che gli studi clinici non possono rispondere al problema … paradossale per qualcuno che ha utilizzato proprio questo metodo per dimostrarlo.

Whilst randomized placebo-controlled trials hold an important place in such decisions, simply doing more, bigger, and better trials of this type in homoeopathy is more likely to perpetuate than resolve the debate. It is likely that higher quality trials in homoeopathy will show less significant results than those we found. This would be expected, even if homoeopathy has a true clinical effect.

Forse vuole dire che essendo l’omeopatia non-scienza il problema non può essere risolto in termini scientifici?

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Dibattito sull’omeopatia tra Boiron e Garattini – Parte 3

Alla ricerca dell’esperimento conclusivo.

Cosa ci si aspetta dal futuro?, ci sarà mai un esperimento conclusivo che validerà definitivamente l’omeopatia? In passato l’utilizzo della risonanza magnetica nucleare, del laser Raman e dell’assorbimento infrarosso, per esempio, non ha dato alcun risultato. Per Boiron i metodi che potranno misurare, o semplicemente differenziare una diluizione omeopatica dall’acqua sono: la termoluminescenza dell’acqua, il sincrociclotrone, le nanotecnologie … Vengono anche inventate nuove teorie come quella delle “energie sottili” o dei “fenomeni quasi quantistici”. Possiamo inventarne alcune anche noi, per esempio “la teoria dei quanti sottili” o “l’energia del pelo del cane quasi-baganto”.

Tutti questi metodi arriveranno ad un risultato? Io credo di no, ed anche quando queste tecniche saranno accantonate gli omeopati chiameranno in causa il computer quantistico, la teoria delle super corde, o pretenderanno di spedire i campioni su marte per spiegare il meccanismo. È una di folle corsa verso qualcosa di sfuggente ed aleatorio, sembrano dei topi che corrono impazziti in una stanza senza riuscire a trovare un’uscita.

La retorica di Boiron:

Boiron, da bravo imbonitore, infarcisce il suo discorso con affermazioni retoriche e generiche alle quali tutti ci troviamo d’accordo, la collezione:

I pazienti aspettano una risposta…. Vi assicuro che rimarrò autentico. … La scienza non è materiale ma fatta dagli uomini. …La verità è ovunque. … L’Unione Sacra (tra medicina ed omeopatia) per sconfiggere il cancro, l’AIDS, l’Alzheimer e le malattie cardiovascolari. .. In medicina non c’e ideologia o dogmatismo, c’è solo una realtà pragmatica … [Bisogna] avere fiducia nei medici fare in modo che abbiano l’atteggiamento migliore in funzione delle loro competenze e della loro sensibilità.

 Aggiungiamoci pure che bisogna amare di più i bambini e siamo a posto.

Vi è pero una cosa che dice molto vera (la proverbiale verità nella bocca del bugiardo):

I granuli nella mani di medici esperti sono molto efficaci.

La mia interpretazione: un medico esperto è più autorevole ed è capace di suggestionare di più i pazienti e quindi di ottenere un effetto placebo più forte. D’altro canto anche se sarebbe auspicabile farsi curare dal primario della clinica non è purtroppo realizzabile. Abbiamo bisogno di una medicina per tutti, abbiamo più bisogno di un vaccino o dell’insulina, che funzionano anche se iniettati da un’infermiera alle prime armi, piuttosto che un granulo specifico che funziona solo per pazienti di un certo status sociale.

La prova che l’acqua ha veramente memoria (qui)

Boiron afferma che “In medicina non c’e ideologia o dogmatismo”, ma poi lascia intendere che gli allopati sono ideologicamente contrati: Jean Bourget (?) non crede alla dimostrazione che dei granuli funzionano, i medici “allopati” sono prevenuti rispetto agli studi clinici degli omeopati.

Riporta solamente casi aneddotici a conferma della sua teoria: un mio amico mi telefona e mi dice “Funziona!”, “mio figlio si cura con l’omeopatia.. una madre cura suo figlio per la riinite…” Dichiara per inciso che l’omeopatia è stata più volte confermata sperimentalmente ma non cita una sola sperimentazione.

Oggi i miei figli ricevono dei globuli dopo aver fatto una vaccinazione o bruciato una verruca, ai miei tempi, ricevevo una caramella, credo che questa sia, in sintesi, la funzione dell’omeopatia.

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Dibattito sull’omeopatia tra Garattini e Borion – Parte 2

Il dibattito tra Boiron e Garattini continua con la discussione sulla regolamentazione dei farmaci omeopatici.

Boiron fa affermazioni false riguardo il processo di registrazione dei farmaci omeopatici. I dati dell’efficacia di un farmaco allopatico, dice Garattini. vengono valutati da un’autorità regolatrice (l’EMEA in Europa e l’AIFA in italia) mentre i rimedi omeopatici sono venduti senza questa valutazione.

…questo si chiama autoreferenzialità non è il modo con cui si accetta il principio di eguaglianza. Tutti i farmaci sono trattati nello stesso modo perchè vi è un ente che giudica con lo stesso metro, mentre per i rimedi omeopatici non vi è attività regolatoria.

Pas du tout ! sbotta Boiron: Garattini ha detto molte cose sbagliate. I medicinali omeopatici per essere immessi sul mercato devono rispondere alle stesse norme dei farmaci allopatici. Si tratti di “medicinali” così definiti in Europa e USA e soggetti alle stesse leggi.

Questo è falso si correggerà dopo essere stato ripreso da Garattini dicendo:

Per ottenere un’autorizzazione per mettere in commercio un farmaco non dobbiamo fornire gli stessi requisiti rispetto agli altri farmaci per un motivo d’innocuità. Quando voi immettete un farmaco sul mercato, è un rischio. L’agenzia guarda l’innocuità per prima, il problema è i 300 mila morti l’anno causati dalle medicine allopatiche. Il problema numero uno del farmaco allopatico è il rischio in omeopatia non abbiamo questo rischio.

Ritorniamo a chiederci se dobbiamo prendere i farmaci perché non fanno male non perché curino; altrimenti rischierei di guarire!.

Se si guarda la regolamentazione europea il formulario per la registrazione di un rimedio richiede solamente qualche informazione burocratica: nome del produttore, tipo di rimedio, se i componenti vengono prodotti fuori dall’Europa, l’emivita del preparato… Nulla riguardo l’efficacia, il metodo di produzione (che teoricamente dovrebbe seguire i principi della Good Manufacturing Practice),  l’aderenza a nome igieniche, o studi sull’innocuità.

Il visionario: non lo sappiamo ma lo sapremo.

Boiron continuamente propone la teoria degli omeopati come dei visionari, cita Einstein, nel passato, dice, non si riteneva utile parlare dell’aria perché “non c’e nulla” (evidente analogia con i rimedi omeopatici). Afferma che la spiegazione può venire da

..fenomeni che iniziamo ad intuire: non lo sappiamo ma lo sapremo.

Sono dei visionari gli omeopati che hanno dei rimedi efficaci quanto il placebo? Hanno capito qualcosa che la scienza ufficiale capirà solo tra anni? Ma quanto tempo ci vuole perché una teoria scientifica “rivoluzionaria” sia confermata dalla comunità scientifica? Ho fatto una breve ricerca:

La teoria della relatività: enunciata nel 1915. Negli stessi anni l’anomalia dell’orbita di Mercurio è spiegata tramite la teoria della relatività. Quattro anni più tardi, nel 1919, durante un’eclissi solare una spedizione inglese osserva la modificazione della traiettoria della luce da parte del campo gravitazionale del sole prevista dalla teoria. Oggi la teoria della relatività è confermata ogni volta che accendiamo il sistema di navigazione della nostra auto: il calcolo della posizione geografica include una correzione relativistica. Ci sono voluti solo 4 anni per confermare una teoria ben più complessa e lontana dalla percezione comune rispetto alla teoria del Dr. Hahnemann.

La teoria dell’evoluzione: Darwin, che fu contemporaneo di Hahnemann, pubblicò la sua teoria nel 1854, 50 anni dopo la teoria omeopatica, oggi vi sono musei e biblioteche colmi di reperti fossili, collezioni di animali e piante,  studi che confermano la sua teoria.

Neutrini: postulati nel 1930, battezzati da Fermi nel 1932, osservati nel 1954 (teoria confermata dopo 24 anni).

Un esempio più vicino a noi: virus come causa del cancro. Harald zur Hausen ipotizza nel 1976 che il papilloma virus possa essere una causa del cancro all’utero. Il suo lavoro è accolto con scetticismo. Da 4 anni sono in vendita dei vaccini contro in cancro all’utero causato dal papilloma virus e nel 2008 zur Hausen ha ricevuto il premio Nobel.

Provate anche voi con l’antimateria, la teoria dell’estinzione dei dinosauri causate dalla caduta di una cometa, la tettonica a placche …

Le teorie scientifiche per quanto “astruse” e lontane dalla percezione comune sono poi accolte rapidamente dalla comunità scientifica quando vi sono dei risultati sperimentali che la confermano. Non essendoci risultati sperimentali che confermano l’omeopatia … o è una teoria diabolicamente complessa o è semplicemente una bufala…

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Overdose di omeopatia?

C’è chi molto meno seriamente ma più efficacemente dimostra che l’omeopatia é inutile. A Londra si è svolta una manifestazione di scettici dell’organizzazione 10:23 (che indica il numero di Avogadro 10 esponente 23 – qui) che hanno pubblicamente ingerito overdose di rimedi omeopatici. Sono stati tutti ricoverati? non credo… ;->>

Del resto cosa succede al un malato che dimentica di prendere il suo rimedio omeopatico?

Muore di overdose!

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Dibattito sull’omeopatia tra Boiron e Garattini – Parte 1

Si e svolta poco tempo fa un interessante dibattito tra Christian Boiron, il direttore di una delle più grandi industrie omeopatiche europee e Silvio Garattini il direttore dell’istituto di ricerche Mario Negri di Milano. È raro poter assistere a dei dibattiti pubblici tra omeopati e farmacologi, generalmente i sostenitori delle teorie di Hahnemann si fanno intervistare da giornalisti compiacenti e possono dichiarare ciò che più gli pare senza paura essere contraddetti. Il dibattito si è svolto il 25 maggio 2010 presso la fondazione Corriere della Sera ed è stato moderato da Luigi Ripamonti (potete vederlo qui).

Molti siti ne hanno parlato segnalo questo blog che ne fa un riassunto molto equilibrato (qui) e da MedBunker (qui), io vorrei aggiungere qualcosa riguardo a cosa dice Boiron per rispondere agli argomenti di Garattini, le prove scientifiche che cita (ma soprattutto che non cita) e la retorica che usa per difendere l’omeopatia.

Il dibattito:

Garattini comincia con l’artiglieria pesante dicendo che è illusorio pensare che i rimedi omeopatici seguano il principio di “similitudine” enunciato da Hahnemann (il simile cura il simile). Infatti data la forte diluizione che si utilizza nei rimedi e secondo la legge di Avogadro non rimane più nulla “… di che similitudine si sta parlando se non c’e’ niente?” Si dovrebbe piuttosto dire che il nulla cura il simile. Aggiunge che non si assumono farmaci perché non fanno male.

Boiron fa subito l’offeso: “Evitiamo il folklore; sono stupito dal disprezzo che Garattini mostra per il lavoro egli altri”. Più che disprezzo ritengo che l’attitudine di Garattini sia ironica, infatti, ha portato come esempio la diluizione omeopatica di Nebbiolo dicendo chi compra la soluzione omeopatica di Nebbiolo non sa la differenza tra acqua e vino. Boiron dovrebbe piuttosto essere offeso con Avogadro ed i libri di testo dei fisica e chimica perchè Garattini non ha fatto che ripetere ciò che i nostri figli studiano a scuola.

Boiron ammette che 200 anni di ricerca non hanno portato alla spiegazione del meccanismo d’azione (attitudine estremamente onesta). Il fatto che non si conosca il meccanismo d’azione, spiega, non invalida la cosa perché…

…per l’aspirina e vaccini i meccanismi d’azione sono stati spiegati anni dopo, forse con le nanotecnologie si potrà trovare una risposta a questa domanda.

Boiron cerca poi di sviare il dibattito dicendo che “Il vero dibattito è: dove vado a farmi curare?”, dibattito che riguarda più il rapporto medico paziente e non è il tema della riunione.

Il problema non si risolve gettandosi delle invettive, i farmaci omeopatici, hanno la loro specificità … sono ricchi di specificità … (non spiega e non so spiegarmi cosa significhi la specificità di un rimedio omeopatico) l’omeopatia è giovane.

Il problema della dose:

Garattini ribatte dicendo che non si discute del meccanismo d’azione un farmaco, di cui ancora in molti casi non si conosce il meccanismo,

ma almeno so di che cosa parlo, lo posso misurare. Le posso distinguere l’una dall’altra, sono chimicamente diverse e so su cosa agiscono. Come posso avere specificità in omeopatia se non so distinguere una boccetta dall’altra?.

A questo punto interviene Ripamonti per cercare di riportare un po’ di calma nel dibattito e propone un argomento caro a gli omeopati: nell’omeopatia non posso misurare la dose di farmaco ma posso misurare i suoi effetti, si può fare scienza così?. Certamente, l’idea è logica, gli effetti si possono misurare: se un malato guarisce, dopo quanto tempo guarisce, se il dolore/sintomi sono diminuiti, se vi sono ricadute, qual è la differenza con il placebo, eccetera, tutto ciò è perfettamente misurabile. Ma non convalida per questo l’omeopatia perché da buon scettico posso sempre ribattere: “O.K., hai misurato l’effetto ma qual’é la causa?”.

I lavori omeopatici partono sempre dall’ipotesi che il rimedio funziona, così qualsiasi effetto si ottiene la causa deve essere il rimedio omeopatico: non è un’impostazione scientifica. Mi fa venire in mente un pensiero di Pippo:

Il mio telefono è rotto perché suona sempre quando faccio il bagno.

I due eventi sono correlati temporalmente ma non vi è nessuna correlazione causale del tipo: faccio il bagno – causa, suona il telefono – effetto. Nella stessa maniera posso dire che se oggi prendo l’omeopatia domani avrò più probabilità di farmi una storta o di bucare la bicicletta.

 

 

Boiron riprende il problema della misurabilità e difende la scientificità dell’omeopatia dagli attacchi di Garattini dicendo che

l’efficacia è accertata il meccanismo non è noto perche sono diluizioni sconosciute. Non lo conosco quindi non esiste, questo non è un atteggiamento scientifico per me.

Credo che il problema sia diverso ed ancora Boiron fa finta di non capirlo: non è  quello che non conosco che non é scientifico, è quello che non posso misurare che non è scientifico, non posso misurare le diluizioni non sta facendo scienza. Qui si potrebbe aprire anche un discorso sui limiti della scienza e sulla misurabilità ma sarebbe un discorso troppo lungo. Detto in breve credo che la scienza non può misurare quanto amiamo i nostri figli o la nostra compagna, non può misurare la bellezza di Guernica di Picasso o della Gioconda (o almeno non credo nessuno abbia mai affrontato seriamente questo problema) e non si può misurare il contenuto di un rimedio. È un limite che la scienza s’impone punto e basta. Per questo “50 anni di sperimentazioni” non hanno prodotto risultati perché cercare di spiegare qualcosa non-misurabile con degli strumenti scientifici è semplicemente assurdo. Boiron troverebbe una soluzione se guardasse alla psicologia del rapporto medico paziente o all’autosuggestione, o magari se leggesse semplicemente Wikipedia qualche spunto lo troverebbe:

… the presumed mechanism may primarily be the power of the mind which controls behavior and perception all the time, and the fact that if an individual believes that their situation will change then their situation actually does change.

Il problema metodologico:

Boiron ripete più volte che l’omeopatia è un fatto provato “da 250 sperimentazioni cliniche”. Qui si tratta veramente di un discorso tra sordi perché nonostante Garattini sostenga che non vi siano prove scientifiche o lavori pubblicati Boiron sostiene il contrario ma non è capace di citare una sola pubblicazione. Per giustificare la mancanza di una prova scientifica sufficientemente valida Boiron sostiene che i critici sono sempre più severi contro gli studi omeopatici che contro gli studi allopatici, i detrattori sostengono che

…non è possibile … che gli studi non sono sufficientemente validi o perfetti. Sono colpito dalla durezza delle vostre posizioni; sperimentazioni che noi consideriamo positive, e che anche altri considerano positive, voi le giudicate sistematicamente inesistenti… è sufficiente essere nel mondo dell’allopatia per fare studi che vanno benissimo, non appena si parla di omeopatia non vanno più bene.

Qui Boiron propone l’idea che gli “allopati” siano scettici verso l’omeopatia e, pur non facendo studi clinici di qualità, li richiedono ai loro colleghi omeopati – noto per inciso che poco prima diceva di aver più simpatia per gli scettici che per i fanatici.

Il problema non riguarda l’attitudine dei medici “allopati” ma è un problema metodologico e riguarda la capacità di misurare “l’effetto terapeutico” (qui) di un rimedio: se nelle sperimentazioni cliniche della medicina omeopatica non si riesce mai a trovare una differenza netta (statisticamente significativa) tra placebo e rimedio è necessario fare degli studi di qualità più elevata.

Per esempio: se uno studio su 10 pazienti mostra in maniera dubbia che si, che forse, in una certa maniera, l’omeopatia è migliore del placebo, per ottenere un risultato statisticamente significativo bisogna includere 100, 1000 pazienti, oppure aumentare la dose (scusate volevo dire diminuire la dose visto che si tratta di omeopatia), o selezionare di più la patologia, o i pazienti, o allungare il periodo di osservazione… Questo problema si pone anche negli studi della medicina tradizionale ma è molto più frequente in quella omeopatica.

Se uno studio per la stessa patologia ma con una medicina allopatica ha dimostrato una differenza significativa, il risultato, positivo o negativo che sia, è conclusivo: prendi e porta a casa. Generalmente, invariabilmente, la sperimentazione omeopatica non dà risultati netti e le pubblicazioni si concludono sempre: “sono necessari altri studi per dimostrare che il rimedio A serve nella malattia B”. Mi meraviglia molto che Boiron, pur affermando di conoscere la metodologia scientifica, non fosse a conoscenza di questo problema metodologico, ma probabilmente intendeva suggerire al pubblico che i medici allopatici fossero dei fanatici prevenuti nei riguardi dell’omeopatia.

Prossimo post: la regolamentazione dei rimedi omeopatici ed i risultati sperimentali.

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Le cause della mortalità infantile nel mondo

Scrivo questo post giusto per ricordarmi della fortuna che ho di vivere in una società dove sono disponibili i vaccini e gli antibiotici e dove si partorisce in ospedale e non in casa. È un argomento che fa molto male e che poco sopporto essendo padre di due bambini. I crudi fatti:

Nel 2008 sono morti nel mondo più di 8 milioni di bambini.

È la stima di uno studio del Child Health Epidemiology Reference Group (CHERG) fondato nel 2001 dall’OMS recentemente pubblicato su The Lancet: “Global, regional, and national causes of child mortality in 2008: a systematic analysis”. Black R. et alt The Lancet May 12, 2010.

Per i neonati (da 0 a 27 giorni) la causa principale di morte è la nascita prime del termine (12%) segue l’asfissia (9%) (qui) la sepsi (6%) (qui) a la polmonite (4%)

Per i bambini fino a 5 anni la causa principale di morte sono le malattie infettive 68%, tra cui polmonite, diarrea e malaria.

Of the estimated 8·795 million deaths in children younger than 5 years worldwide in 2008, infectious diseases caused 68% (5·970 million), with the largest percentages due to pneumonia, diarrhoea (15%, 1·336 million, 0·822 million–2 ·004 million), and malaria (8%, 0·732 million, 0·601 million–0·851 million).

41% (3·575 million) of deaths occurred in neonates, and the most important single causes were preterm birth complications (12%, 1·033 million, UR 0·717 million–1·216 million), birth asphyxia (9%, 0·814 million, 0·563 million–0·997 million), sepsis (6%, 0·521 million, 0·356 million–0·735 million), and pneumonia (4%, 0·386 million, 0·264 million–0·545 million).

In numero di morti è in diminuzione.

Rispetto alla stima per il 2002-3 il numero dei morti è in diminuzione. Le ragioni sembrano essere un aumento nel numero dei vaccinati e lo sviluppo socioeconomico.

La percentuale di morti per morbillo è diminuita dal 4% (nel 2002-03) al 1% (nel 2008).

La malnutrizione non sembra essere tra le cause più importanti. Malnutrizione, un non ottimale nutrimento al seno, la carenza di zinco o vitamina A non sono cause diretta delle morti ma possono essere considerate come cause soggiacenti di circa un terzo delle morti per i bambini sotto i 5 anni.

Le regioni più colpite ed il “pattern” di mortalità.

Le due regioni più colpite sono Africa ed Asia del sud-est. In Africa vi è una proporzione minore di morti neonatali rispetto all’Asia. Una proporzione molto grande (22%) delle morti in Africa è dovuto alla malaria ed all’AIDS mentre in Asia solo l’1% dei morti è imputabile a queste due cause.

In Europa le malattie congenite sono proporzionalmente di più rispetto agli altri paesi (11% rispetto alla media mondiale 8%).

Quasi la metà delle morti (49%) sono avvenute in soli 5 paesi India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan e China le cui popolazioni rappresentano solo il 42% della popolazione mondiale.

Conclusioni:

These country-specific estimates of the major causes of child deaths should help to focus national programmes and donor assistance. .. reduce child mortality by two-thirds, is only possible if the high numbers of deaths are addressed by maternal, newborn, and child health interventions.

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L’effetto benefico dell’interdizione di fumare nei locali pubblici.

Il 10 gennaio 2005 é entrato in vigore la legge che proibisce il fumo in tutti i locali pubblici. È stata una buona occasione per osservare e quantificare l’incidenza del fumo sulle malattie cardiovascolari (più esattamente sugli eventi coronarici acuti). Prima della proibizione fare questa stima era molto difficile perché mancava un gruppo che potesse fungere da controllo o da paragone, non bastava semplicemente prendere come paragone i non-fumatori perché sono sempre esposti nei locali pubblici al fumo dei fumatori.

Lo studio è stato condotto a Roma prima e dopo l’introduzione del divieto (rispettivamente anni 2000-2004 e 2005). Il lavoro è stato pubblicato su Circulation da un gruppo guidato dalla Dr.ssa Cesaroni (1).

Un punto molto importante di questo studio è che i risultati sono stati corretti considerando altri fattori che influenzano le malattie del miocardio come, la temperatura, le epidemie d’influenza, l’inquinamento, altre evoluzioni temporali (come per esempio la diminuzione degli eventi coronarici acuti dovuti alla prevenzione).

I pazienti sono stati suddivisi in tre fasce d’età: da 35 a 64, da 65 a 74 e più di 75.

Risultati

Gli autori hanno osservato se vi è stata una diminuzione delle morti o dei ricoveri negli ospedali romani per cause d’infarto al miocardio per il periodo dal 2000 al 2004 comparato al 2005 (cioè dopo l’introduzione del divieto).

Vi è una marcata diminuzione degli eventi coronarici acuti nelle fasce d’età 35-64 (meno 11,2%) e 65-74 (meno 7,9%) mentre non vi è diminuzione nella fascia d’età 75 in poi. La diminuzione è più forte nella fascia di età lavorativa e che spende più tempo nei locali pubblici (35-65 anni). È certamente sorprendente notare come vi sia una diminuzione immediata e considerevole (-10%) degli eventi coronarici.

La mancanza nella diminuzione degli eventi coronarici nelle persone di più di 75 anni sembra essere dovuto, come spiega Cesaroni:

There was no drop, however, in events in those aged 75 and over, which is likely due to the fact that people of this age group spend more time at home rather than in public places.

Questo effetto benefico sui non-fumatori è molto interessante e si osserva anche in due altri gruppi: gli uomini rispetto alle donne e le classi socioeconomiche più sfavorite sono state le più beneficiate dal provvedimento. Per quel che riguarda le classi sociali meno avvantaggiate, spiega Cesaroni.

This implies that a disadvantaged person has a higher probability of being surrounded by smokers at work and in public places unless a smoking ban is in place.

Mentre invece si può pensare che le donne frequentino meno i locali pubblici o siano meno introdotte nell’ambiente lavorativo e quindi meno esposte all’effetto benefico dell’interdizione di fumare.

Riferimenti:
Giulia Cesaroni. Francesco Forastiere, Nera Agabiti, Pasquale Valente, Piergiorgio Zuccaro, Carlo A. Perucci. Effect of the Italian Smoking Ban on Population Rates of Acute Coronary Events. Circulation. 2008;117:1183-1188. (qui)

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I metodi della disinformazione

Confesso che all’inizio anch’io credevo che la vaccinazione MPR potesse essere causa dell’autismo. Ma avendo fiducia nelle cosiddette istituzioni quali l’OMS o l’Istituto Superiore di Sanità pensavo che sapessero quello che facevano ed alla fine il rischio di avere un’altra malattia grave superava il rischio di avere l’autismo. Ora dopo aver passato il mio tempo libero a leggere rapporti, articoli scientifici e siti web sull’autismo mi domando perché si è aspettato così a lungo per condannare Wakefield. Come mai i mass media hanno urlato così in fretta allo scandalo ma poi non hanno dato lo stesso peso alla notizia che era tutta una falsificazione (oppure non ne hanno semplicemente parlato). Come mai le varie istituzioni, personalità politiche o mediche, non hanno preso la parola e denunciato con forza le sue menzogne e il suo comportamento non etico?.

Si sentono medici – il cui compito istituzionale è quello di informarsi e di leggere la letteratura medica – che dicono: “ nel mio cabinetto medico è pieno di bambini autisti che hanno appena ricevuto la vaccinazione”. Questa gente è assolutamente priva di cultura medica o scientifica, non sarebbe un problema se fossero avvocati o sportivi, ma sono dei medici e nelle loro mani mettiamo la nostra salute. Beninteso tutti noi possiamo sbagliarci ma non informarsi e accontentarsi di rimbalzare le opinioni inventate dagli anti-vaccinisti è un errore molto grave.
Su internet dibattito sull’autismo è dominato da associazioni di genitori organizzati in “rete”. Funzionano generalmente così: i siti americani inventano una notizia sulla terapie dell’autismo o su nuove prove della teoria del malassorbimento, i siti italiani la traducono e la pubblicano acriticamente.

Il rapporto che molti siti di dis-informazione sull’autismo hanno con la letteratura scientifica è ambiguo (e molto interessante). Negano generalmente il fondamento delle terapie correnti e si propongono come antagonisti della comunità scientifica e medica. Utilizzano però le pubblicazioni della stessa comunità medico-scientifica per darsi un’autorevolezza e come supporto delle loro idee. Le interpretazioni che danno sono fuorvianti e a senso unico.

Ho compilato una breve lista sui più comuni tecniche della disinformazione che si trovano su questi siti, il sito di riferimento è EmergenzAutismo ma sono generalmente la fotocopia dei siti americani come Autism Speaks o Autism Files.

Fare affermazioni non verificabili e non verificate.

Wakefield evoca spesso le pressioni ricevute dalle ditte farmaceutiche.

Vi sono state in passato molte pressioni da parte delle ditte farmaceutiche affichè uno studio non venisse pubblicato od un farmaco non venisse ritirato. Un caso esemplare è il Vioxx (potete leggere qui).

Se veramente delle pressioni esistono, sarebbe relativamente facile scoprirlo, per il momento nessuna prova è emersa che dimostri minacce o pressione contro di lui o altri esponenti del suo movimento.

Fare affermazione derivate dal senso comune e molto generali, come per esempio:

Si è affermata l’opinione in molti ricercatori che nel corpo e nel cervello di diversi pazienti con autismo si accumulino tossine ambientali (qui)

Sono affermazioni che richiamano un’idea fondata: le tossine sono dannose al nostro corpo. Vi sono però molti salti logici: perché le tossine generano l’autismo e non altri sintomi d’intossicazione ben più conosciuti?, vi sono studi che dimostrano che veramente i bambini autisti hanno più tossine?, se tutti sono esposti a queste tossine cosa fa si che un bambino sia normale ed uno malato? Quali sono i risultati istologici che mostrano i danni delle tossine? Se vi sono dei danni organici qual è il legame con l’autismo? Qual è il meccanismo di tossicità? Inoltre “si afferma l’opinione” implica che l’ipotesi abbia un ampio consenso, cosa del tutto infondata.

Recentemente EA ha dato notizia della pubblicazione di due lavori, uno del Dr. Stephen Walker della Wake Forest University School of Medicine in North Carolina che mostra un’associazione tra la vaccinazione MPR e l’autismo (qui) ed il secondo, uno studio del Dr Wakefield sui disturbi neuronali in 12 scimmiette sottoposte alla vaccinazione anti Epatite B. Questi studi non sono in effetti mai stati pubblicati (qui).

Porsi in posizione d’inferiorità.

Richiamare simpatia e comprensione ponendosi in posizione d’inferiorità: noi siamo dei poveri genitori… siamo ridicolizzati ed ignorati dall’establishment medico-scientifico, le ditte farmaceutiche sono molto potenti… Altre affermazioni che si leggono sono (qui):

Nonostante queste siano ritenute dalla medicina ufficiale del nostro paese “alternative” ed i medici che le utilizzano siano trattati con scetticismo, quando non ridicolizzati o diffamati.

Alla pubblicazione d’importanti lavori scientifici questa posizione subalterna e marginale scompare e di colpo ritrovano un ruolo centrale. Per esempio rivendicano il merito della pubblicazione da parte dei pediatri americani (su Pediatrics) delle linee guida per il trattamento delle malattie gastrointestinali (qui) (mio grassetto):

EmergenzAutismo vede questi due articoli come un enorme passo avanti verso il trattamento di sintomi gastrointestinali che causano inutili sofferenze a molte persone con autismo e alle loro famiglie. Queste relazioni storiche per il nostro movimento aprono la strada affinché i pediatri comincino finalmente a curare i bambini che soffrono di diverse malattie gastrointestinali.

Il messaggio è: finalmente questi tontoloni di pediatri hanno capito che bisogna mettersi a curare la gente. Pediatri, non solo tonti, ma anche criminali, perché a quanto pare sono insensibili ai diritti dei loro pazienti, più sotto si legge:

Questo è un problema di diritti umani: ogni bambino ha diritto ad adeguata attenzione medica, abbia o non abbia l’autismo.

Interpretazione favorevole:

La pubblicazione delle linee guida è considerata da EA come una vittoria del movimento, in effetti è esattamente l’inverso: Pediatrics rigetta a chiare lettere la teoria del malassorbimento, uno dei cavalli di battaglia di EA. Questo è un buon esempio di un’altra distorsione comunemente utilizzata: il rapporto è strumentalizzato e asservito alla propria causa.

La lettura delle linee guida ci rivela una situazione completamente diversa (mio grassetto originale qui):

Statement 4: The existence of a gastrointestinal disturbance specific to persons with ASDs (eg, “autistic enterocolitis”)has not been established.

Statement 5: The evidence for abnormal gastrointestinal permeability in individuals with ASDs is limited.

Statement 12: Available research data do not support the use of a casein-free diet, a gluten-free diet, or combined glutenfree, casein-free (GFCF) diet as a primary treatment for individuals with ASDs.

Sicuramente EA non ha letto l’articolo perché altrimenti non si vanterebbe così.

Ignorare i lavori pubblicati sull’argomento che contraddicono la propria ipotesi.

Non si trova traccia dei lavori di Madsen (qui), di Cass (qui) o di altri che smontano completamente le teorie del malassorbimento della relazione del Institute of Medicine del 2002 o anche della stessa pubblicazione di Wakefield (qui) che dimostra che nessuna biopsia dei bambini da lui studiati conteneva virus del morbillo!!.

La qualità del materiale scientifico.

Capita molto spesso di leggere di lavori presentati a dei congressi da gruppi “molto autorevoli” di una “prestigiosa università” e proposti come verità irrefutabili. I lavori presentati a congressi (anche detti abstract) sono generalmente dei risultati preliminari di un lavoro e non sono sottoposti ad un comitato di lettura.

La differenza tra un abstract di un congresso ed pubblicazione su una rivista scientifica è sostanziale. Una pubblicazione è esaminata da esperti della materia (peer review) che possono chiedere un controllo più attento dei risultati, altri lavori di verifica e possono rifiutare la pubblicazione se il lavoro non soddisfa dei criteri di scientificità o non contiene tutte le informazioni necessarie per poter valutare la portata della ricerca o per poterla riprodurre.

EA giudica i lavori marginali che supportano le proprie ipotesi pari a delle pubblicazioni più complete che le contraddicono.

Casi clinici o le cosiddette osservazioni sporadiche o aneddotiche (anecdotal reports definizione qui) di un paziente (come per esempio riportato qui) sono valutati della stessa importanza di studi che includono un controllo negativo e milioni di bambini.

Per esempio lo studio di Wakefield su 14 scimmiette vaccinate contro l’epatite B (che non ha ancora visto la luce) è considerato alla stregua di dati epidemiologici pubblicati dal CDC su milioni di bambini che hanno ricevuto lo stesso vaccino.

Interpretazione distorta

EA sotto il titolo “Il CDC esprime preoccupazioni sui vaccini” asserisce che:

I vaccini non sono esclusi come possibile causa dell’autismo, come media e altri continuano a dirci.

Questa é una distorsione evidente di ciò che il CDC asserisce sulle cause dell’autismo:

C’è qualche evidenza che il periodo critico per sviluppare ASD avvenga prima della nascita, ma preoccupazioni su vaccini e infezioni hanno portato i ricercatori a considerare fattori di rischio prima e dopo la nascita.

CDC chiarisce quali sono le ragioni per le quali si e ricercato delle cause anche dopo la nascita. Non dice che è preoccupata dei vaccini. Le preoccupazioni sono scaturite dal lavoro di Wakefield ed hanno portato alla chiara smentita dell’ipotesi del malassorbimento.

Il CDC da inoltre una visione ben più completa ed articolata della malattia infatti afferma che: vi sono diverse cause e tali cause possono essere ambientali, biologici e genetici.

Lo scivolamento dell’ipotesi iniziale.

L’ipotesi iniziale delle cause della malattia si trasforma e si rigenera continuamente. E` un evento comunissimo, sia per quel che riguarda l’autismo, che per quel che riguarda gli studi su le medicine alternative.

L’ipotesi primitiva di Wakefield sulle cause dell’autismo è il vaccino contro il morbillo, successivamente la causa divenne il mercurio contenuto nel vaccino, poi il vaccino contro l’epatite B, l’elevato numero di vaccini, Il virus XMRV, le tossine ambientali… Tutto fa brodo: tutto ciò che viene pubblicato in campo virologico o tossicologico conferma le teorie di EA!

Esempio riguardante l’echinacea o all’agopuntura ed in generale a tutte le medicine alternative. Quando uno studio clinico randomizzato ha dimostrato che l’echinacea non è efficace nel prevenire il raffreddore, gli autori sono stati criticati di avere sbagliato la dose.

Che non ci sia standardizzazione nelle terapie alternative è un fatto normale ma non può servire per giustificare la loro inefficacia.

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