Il morbillo in Europa, il rapporto EUvac.

EUvac è una rete di sorveglianza europea delle malattie prevenibili tramite la vaccinazione come la pertosse, il morbillo, la varicella e la rosolia e potete trovarla a questo sito.

Su Lancet di questo mese è stato pubblicato il rapporto dei casi di morbillo in Europa nel 2006 e 2007. Vediamo quali sono i risultati più interessanti:

Casi

Nei due anni dello studio (2006-2007) più di 10.000 casi di morbillo sono stati registrati; la maggior parte di essi (85%) in Romania, Germania, Regno Unito, Svizzera e Italia. Nella maggior parte dei casi si trattava di bambini non vaccinati o non completamente vaccinati, ma quasi un quinto dei casi avevano 20 o più anni.

Incidenza del morbillo in Europa casi per 100.000 abitanti:

 

Morti:

Per il periodo 2006-2007 sono stati registrati sette decessi correlati al morbillo. Nell’aprile 2006 è morto un bambino di 13 anni in Inghilterra che non si era potuto vaccinare a causa di una malattia autoimmune, è la prima persona in Gran Bretagna a morire di morbillo dopo 14 anni in cui non si erano registrati decessi.

Le conclusioni dello studio

Il morbillo non è un problema importato, ma è ancora presente (endemico) nei paesi europei dove il tasso di vaccinazione non è elevato. Infatti solo il 4% dei casi è importato da altre nazioni tra cui nel 51% dei casi si tratta di altre nazioni europee. I paesi con un tasso di vaccinazione elevato come l’Islanda o la Finlandia non hanno casi di morbillo endemico.

Il 9-15% dei casi di morbillo sono bambini molto piccoli che non avevano raggiunto l’età della vaccinazione, per questa classe della popolazione l’unica protezione è l’immunizzazione dei genitori e degli adulti con cui sono in contatto. Un’alta percentuale d’immunizzazione della popolazione, quello che gli inglesi chiamano “herd immunity” letteralmente immunità del branco o della comunità , è la sola protezione per questi bambini. Vacciniamoci! Siamo noi che proteggiamo i nostri figli!

Le condizioni igienico-sanitarie non riducono il numero dei casi di morbillo ma riducono il tasso di letalità:

Il vaccino è efficace nel combattere il morbillo: il morbillo colpisce i bambini non vaccinati e non è in relazione al tasso di igiene o lo status socioeconomico delle differenti nazioni europee. I tassi di letalità in Europa sono bassi e inferiori ad altri paesi dove le condizioni igienico-sanitarie sono peggiori. Le condizioni sanitarie in questo caso giocano un ruolo importante.

Il morbillo non é una malattia solamente infantile: 1 paziente su 5 ha più di 20 anni.

Il rapporto conclude che l’obbiettivo proposto dal OMS di eradicare il morbillo nel 2010 non sembra essere realizzabile.

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Il legame tra la vaccinazione MPR, l’autismo e … gli interessi economici del dott. Wakefield

Il Dottor A. Wakefield, che aveva pubblicato nel 1998 un lavoro su Lancet dove ipotizzava una relazione tra la vaccinazione contro morbillo, parotite, rosolia (MPR) e l’autismo, é stato giudicato “disonesto ed irresponsabile” dal Consiglio dei medici inglese (General Medical Council).

L’articolo metteva in correlazione delle malattie infiammatorie croniche intestinali (inflammatory bowel disease) e l’autismo in un gruppo di dodici bambini ricoverati al Royal Free Hospital di Londra. La rivista Lancet, che aveva pubblicato il lavoro, ha ritirato la pubblicazione ed ora appare sul sito con un desolante Retracted stampato attraverso la pagina (qui).

Il dott. Wakefield era stato il primo ad ipotizzare una correlazione tra la vaccinazione MPR e l’insorgenza dell’autismo. Dal suo lavoro è nata una campagna mediatica che dall’Inghilterra si è diffusa in tutto il mondo che accusava le ditte farmaceutiche ed il governo inglese di sottostimare i pericoli legati alla vaccinazione.

Il legame tra vaccinazione e autismo, secondo Wakefield é il seguente:

 

Il virus attenuato del morbillo, presente nel vaccino MPR, causa dei disordini intestinale che modificano la permeabilità della mucosa.

La mucosa intestinale danneggiata assorbe più peptidi non completamente digeriti derivati da cibi quali orzo, segale avena e caseina.

Tali peptidi modificando il livello di oppioidi nel sistema nervoso centrale.

Questo squilibrio distrugge la normale neuroregolazione del cervello e causa l’autismo.

È la cosiddetta teoria dell’eccesso di oppioidi formulata da Panksepp anche definita “leaky gut”.

Ma andiamo con ordine, il caso cominciò nel 1998 con la scoperta dopo la vaccinazione MPR dodici bambini  avevano sviluppato dei disturbi intestinali ed erano divenuti autistici.

I risultati del lavoro sono riportati nella tabella seguente, tratta dal lavoro originale, leggerla oggi, anche sapendo che é frutto di una falsificazione, vengono i brividi. La tabella elenca i bambini osservati (Child), la diagnosi comportamentale ed il fattore identificato come scatenante la patologia (MMR nel testo cioè MPR in italiano la vaccinazione morbillo-parotite-rosolia).

Tavola 2 lavoro di Wakefield, The Lancet 1998

Dieci bambini su 12 hanno dei disturbi comportamentali associati all’autismo (colonna 2), la causa scatenante é la vaccinazione MPR identificata dai genitori o dal medico curante, (colonna 3 – Exposure Identified by parents or doctor). La colonna 4 riporta il tempo intercorso tra la vaccinazione e la comparsa dei primi disordini neuropsichiatrici, e qui é veramente da paura perché tutti i sintomi sono osservati tra 1 giorno e 2 settimane dopo la vaccinazione (la media é di 4,6 giorni!). Il bambino nr 7 ha avuto delle convulsioni ed un rifiuto del contatto visivo (un primo sintomo dell’autismo) dopo sole 24 ore la vaccinazione (colonna 4)!. Se avessi letto questa tabella prima di fare vaccinare i miei figli ci avrei pensato due volte (ma li avrei comunque fatti vaccinare).

Vediamo cosa ha scoperto Brian Deer uno dei più grandi giornalisti scientifici che ha recentemente pubblicato i risultati della sua inchiesta sul Times (qui).

Osservando le cartelle cliniche dei bambini ammessi all’ospedale e seguendo la loro storia clinica ha scoperto delle gravi falsificazioni ed omissioni:

Child 1: all’età di 9 mesi e mezzo, 10 settimane prima di ricevere la vaccinazione, la madre é preoccupata che il bambino non sente bene, uno dei primi sintomi dell’autismo.

Child 2: i primi sintomi dell’autismo compaiono tra i 3 ed i 5 mesi dopo aver ricevuto la vaccinazione, non 14 giorni come riferisce Wakefield. La differenza é sostanziale perché in questo caso l’insorgenza della malattia si può ascrivere allo sviluppo classico dell’autismo che si manifesta tra il 10 e 20 mese di vita e non ad un’insorgenza repentina dovuta alla vaccinazione.

Child 3 aveva sintomi dell’autismo ed uno sviluppo cerebrale anormale ed era stata in visita da specialisti alcuni mesi prima della vaccinazione.

Child 6: era gia stato ricoverato a causa di convulsioni prima di ricevere la vaccinazione.

Child 7: aveva gia avuto convulsioni e un EEG anormale circa 5 mesi prima della vaccinazione. Più tardi non fu diagnosticato come autista ma bensì con un altro disturbo comportamentale.

In totale, al momento del ricovero of Free Royal Hospital, solo due bambini avevano diagnosi d’autismo e tre avevano una diagnosi di sindrome di Asperger (ma Wakefield riporta che 10 bambini su 12 erano autistici). Alcuni bambini cresceranno assolutamente normali altri svilupperanno altri disordini.

Ma il fatto più incredibile é che dopo aver riesaminato i dati delle malattie croniche intestinali 7 bambini su dodici non avevano alcune anomalie intestinali. Questo fatto è d’enorme importanza perchè se non vi sono malattie intestinali manca l’anello che lega la vaccinazione all’autismo e la teoria dell’eccesso di oppioidi cade.

Per terminare un test molto sensibile in grado di ritrovare il virus del morbillo ha dato risultati negativi sulle biopsie dei pazienti. Niente virus, niente malattie intestinali, rari casi di autismo, la teoria di Wakefield fa acqua da tutte le parti.

Nonostante questi dati falsificati il Dr Wakefield si sente “moralmente investito” e convoca una conferenza stampa il giorno dopo la pubblicazione del lavoro. In tale sede richiede di sospendere l’utilizzo della combinazione del vaccino MPR. Più tardi proporrà l’utilizzo di un vaccino monovalente (una vaccinazione per volta e non tutte e tre insieme). Per quale ragione Wakefield ritiene che il vaccino monovalente sia meno pericoloso della combinazione non é chiaro dal punto di vista scientifico ma appare evidente quando si scopre che l’emerito dottore aveva un brevetto per un vaccino monovalente.

Un altro duro colpo all’onestà del Dr Wakefiel avviene quando si scopre che un gabinetto d’avvocati aveva pagato Wakefield 435.000 Sterline per fornire delle prove dell’associazione tra autismo e vaccinazione allo scopo di fare causa alla ditta produttrice del vaccino (qui)

La carriera mediatica di Wakefield però decolla é il cavaliere solitario che lotta contro il governo e le ditte farmaceutiche che cercano di insabbiare uno scandalo di dimensioni enormi.

Uno scandalo senza precedenti a profitto dei suoi interessi economici

Quello che più rattrista in questa storia é che le famiglie dei bambini autistici sostengono ancora Wakefield. È infatti capace di rispondere alla domanda a cui nessun medico sa dare risposta, e vale a dire: “Perchè mio figlio é malato?”. Molti padri e madri di bambini con malattie croniche portano sempre in sé un sentimento inespresso di colpevolezza di avere “fatto” un figlio malato. Per quel che riguarda l’autismo é ancora più marcato perchè la colpa può anche essere ascritta ai genitori. Bettelheim ha sviluppato una teoria che, anche se superata, ascrive la colpa dello sviluppo dell’autismo come risposta del bambino al rifiuto dei genitori emotivamente freddi, la cosiddetta madre-frigorifero.  Wakefield dava la possibilità a questi genitori di trasferire la colpa al di fuori di sé su un cattivo vaccino.

È per questo che forse i termini usati dal consiglio dei medici inglese non sono sufficienti Wakefield non é solo disonesto ed irresponsabile ma anche un farabutto che ha strumentalizzato il dolore dei genitori dei bambini per asservirlo ai propri interessi economici.

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Tempo di bilanci post-pandemici?

Alcuni di noi, io prima di tutti, non amano fare bilanci, mi vengono in mente i tempi delle medie e la mia professoressa d’italiano che diceva “Ancora una volta, ragazzini cari, non siamo riusciti a fare questo e a finire quell’altro..”. Vorrei postporli il più a lungo possibile. Purtroppo ora molti giornali propongono dei bilanici post-pandemici, la campagna di vaccinazione sta scemando ed il picco pandemico é passato… E veramente tempo di bilanci ma soprattutto, la pandemia é veramente finita?

Un blogger propone un giro d’orizzonte sui vari gironali europei, molto interessante, e disponibile qui. Vi faccio un breve riassunto; in Francia Spagna e Germania i giornali riportano che la maggior parte dei governi é nell’imbarazzo perché non sa piú cosa farsene di milioni di dosi di vaccini pandemici non utilizzati. Alcuni li svendono ad altri paesi che non ne hanno fatto scorta altri pensano di donarli a paesi in via di sviluppo che non hanno la possibilità di acquistarli…

Il giornale polacco “Dziennik Gazeta Prawna” considera il vaccino peggiore dell’influenza e riprende le dichiarazioni del Prof. Marc Gentilini (di cui abbiamo già parlato) che dichiara che il governo polacco ha avuto ragione a non comperare il vaccino. Il Frankfurter Allgemeine apre invecie un suo articolo sulla pandemia con un roboante:

La campagna di vaccinazione di massa contro l’influenza suina é stata un successo. Il vaccino é efficace e protegge già dopo la prima iniezione, non vi sono stati effetti collaterali gravi.

Sembra quasi si tratti di un’altra pandemia…ma il FAZ si sofferma piú sull’aspetto medico scientifico piuttosto che su quello mediatico-politico (se così si può definire): La repubblica federale ha ordinato 50 milioni di dosi per vaccinare il 30% della popolazione (stimata a 82 milioni) con una strategia di due dosi di vaccino ma, visto che il titolo degli anticorpi é elevato anche dopo una sola dose, gli organismi sanitari hanno deciso che una sola dose é sufficiente. I 50 milioni di dosi sono ora sufficienti per vaccinare… 50 milioni di persone cioè piu del 60% della popolazione. Lo stato non sa cosa farne e chiede alla ditta produttrice di recuperare una parte.

Se si osserva la questione in termini medico-scientifico potremmo parlare di una successo favoloso: il virus é stato isolato da una rete di sorveglianza internazionale coordinata dell’OMS e distribuito ai vari laboratori o industrie farmaceutiche che hanno iniziato il processo di sviluppo. Successivamente si é verificata la sterilitá del vaccino ed é stato testato su soggetti sani per verificare l’efficacia e la tollerabilitá. Tutto questo processo, che ha richiesto una coordinazione internazionale eccezionale, ha richiesto solo sei mesi: dallo scoppio dell’epidemia in aprile alla distribuzione del vaccino prodotto in quantità industriali in ottobre. L’efficacia del vaccino Pandemrix é anche andato oltre le migliori aspettative perchè una sola dose é sufficente per dare protezione contro l’influenza.

Eppure l’OMS si deve difendere dalle critiche di aver “inventato” la pandemia su pressione delle ditte farmaceutiche che volevano fare soldi, sull’argomento vi rimando a questo interessantissimo blog. Il Dr. Wollfgang Wodarg cavalca invece il malcontento dell’opinione pubblica al consiglio d’Europa dove il 26 gennaio si è tenuto una audizione pubblica dal titolo: “The handling of the H1N1 pandemic: more transparency needed?”. C’e’ da chiedersi se il Dr Wodarg ha letto i bollettini epidemiologici, le informazione messe in linea da molti istituti medici di diversi paesi, i lavori pubblicati sull’H1N1 su Pubmed (che ammontano a 1563), ha visitato i siti del Organizzazione Mondiale della Sanitá, dell’agenzia del farmaco europea (qui)  del Center for Disease Control (qui) del National Health System Inglese  (qui) e del National Institute of Health (qui) americano,  siti che hanno pagine dedicate all’argomento con informazioni di prima mano. Oggi su internet si puó trovare di tutto, il numero di casi dei diversi paesi, i dati epidemiologici, la tollerabilitá del vaccino, la descrizione del processo di produzione, la sequenza genetica del virus, mappe interattive con la distribuzione dei casi, la copertura vaccinale… mancanza d’informazione Dr Wodarg? Non credo che si possa parlare di mancanza di trasparenza nella nostra societá internet dipendente.

Su questo vorrei fare due considerazioni da fare:

È un po’ presto per fare bilanci (meno male!), la prima ondata pandemica é passata ma i picchi pandemici hanno luogo normalmente fine di febbraio, cioé tra un mese. Le precedenti ondate pandemiche hanno mostrato che ad una prima ondata ne segue una seconda a distanza di mesi o di anni, cosa ci prepara il futuro non si sa. I media sono stati rapidissimi ad aprile a fare scoppiare “l’epidemia mediatica” e ancora più rapidi a gridare al complotto internazionale quando la pandemia non era cosi grave come previsto, ora stanno già tirando i bilanci.

Seconda considerazione alla quale non so dare risposta é come mai un successo medico-scientifico, produrre un vaccino efficace e sicuro in soli 6 mesi si trasforma in una “catastrofe” mediatica e politica?.

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Echinacea, conclusioni.

Se avete mai domandato informazioni sull’echinacea in una farmacia, vi troverete come per incanto proiettati nella sezione profumeria della Rinascente.. mi spiego: vi troverete davanti ad una commessa-farmacista così insistente da mettervi quasi a disagio e vi sarà difficile uscire senza acquistare qualche cosa. Nel mio caso non avevo il tempo a dire che un prodotto non faceva per me che la farmacista-commessa aveva già scodellato sul tavolo due o tre nuovi prodotti e ne sta facendo le lodi… con il pretesto di avere gusti “classici” sono riuscito a comperare solo un’aspirina Bayern ed Echiancea Ratiopharm.

Ecco una tabella comparativa tra i due prodotti, riguardo costo, costo della molecola e delle terapie. Intendo l’aspirina come uso tradizionale e l’echinacea per uso alternativo.


In uno scenario usuale di raffreddore, la terapia con echinacea verrebbe a costare 0,71 euro al giorno circa il 40% meno della terapia tradizionale e circa 3.55 Euro, circa il 25% meno per la terapia completa, secondo indicazione.

La terapia è più economica rispetto alla terapia tradizionale ma questa é generalmente presa in complemento o supplemento della terapia tradizionale ed il costo deve essere inteso come aggiuntivo e non sostitutivo della terapia tradizionale.

Se poi si considera che secondo le indicazioni dell’American Botanic Council la dose giornaliera d’echinacea deve essere 3 gr al giorno il costo della terapia sale a circa 35 Euro (qui).

Il bugiardino dell’echinacea Ratiopharm é abbastanza onesto, specifica che non é indicato l’uso in bambini al disotto dei 5 anni (mentre le raccomandazioni europee prescrivono che l’echinacea non è raccomandata per i bambini sotto i 12 anni) per infezioni una terapia dell’apparato respiratorio non più lunga di 2 settimane (mentre le raccomandazioni dell’EMEA sono per una terapia non più lunga di 10 giorni).

Altri preparati sono venduti senza chiare finalità d’uso e senza specifiche precauzioni d’impiego. Echinacin della MADAUS ha indicazione anche per le malattie metaboliche (diabete?) e per una terapia di 8 settimane.

Conclusioni:

L’echinacea ha fatto una bella carriera d’analgesico utilizzato dagli indiani del Nord Dakota é stata nobilitata col tempo ad un farmaco immunostimulatore.

Dopo 50 anni di studi e più 750 pubblicazioni presenti nella National Library of Medicine (PubMed) dell’istituto Nazionale della Sanitá (NIH) USA, se vogliamo dare un giudizio gentile sull’echinacea si può dire che non fa nulla.

I lavori che dimostrano l’efficacia dell’estratto d’echinacea sono generalmente fatti direttamente dall’industrie che producono l’estratto o da scienziati che hanno ricevuto finanziamenti dalle stesse ditte, in entrambi i casi sono scientificamente inattendibili. Dobbiamo continuare su questa strada? L’isolazione di un principio attivo comincia quando si é dimostrato un effetto dell’estratto, fino a che questo effetto non é dimostrato é pura perdita di tempo cercare ad isolare il principio attivo.

Qual’è il principio attivo? Sia esso magia, autosuggestione, modificazioni del campo gravitazionale, flussi magnetici, energia positiva, effetto sinergico di più molecole attive nessuno lo ha mai osservato.

Riassumendo:

  • Non si conosce la sostanza/il principio attivo.
  • Non si sa che parte della pianta la contenga.
  • Non si sa quale sia il meccanismo d’azione.
  • Non si conosce la dose terapeutica.
  • Non vi sono prove serie e riproducibili della sua efficacia.
  • Non si conoscono gli effetti tossici a lungo termine ma la si da allegramente ai nostri figli pensando sia “innocua” o naturale.

In conclusione siamo estremamente critici di fronte ai vaccini o preparati dell’industria farmaceutica tradizionale o Big Phama, e paranoici nel ricercare il più piccolo effetto collaterale di una medicina ma accettiamo acriticamente tutto ciò che la medicina alternativa ci propone, per quanto illogica o assurda. Per quale ragione? Forse basta che l’industria proponga l’idea di naturale o d’alternativo per farci aprire il portafoglio e mandare giù la pillola.

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Echinacea ed eventi avversi.

È un’idea diffusa che i prodotti chimici ed in particolare i medicinali siano dannosi ed i prodotti naturali siano intrinsecamente migliori. Credo che sia un rifiuto alla modernità ed una specie di ritorno alla natura, ad un mondo ideale dove l’uomo vive ai ritmi ed in contatto con la natura. È la risposta che si da all’ansietà generata da una realtà sempre più complessa ed incomprensibile.

L’echinacea é un prodotto naturale e quindi considerato come innocuo, molte persone negli Stati Uniti, ben il 38% della popolazione, la assumono per prevenire l’influenza senza consultazionemedica (rif 1).

Il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute ha aperto un centro per la sorveglianza degli eventi avversi generati dai prodotti officinali. Ha inoltre stilato un decalogo (consultabile qui ) con la collaborazioni di vari instituti di medicina alternativa di grande utilità per chi utilizza medicine altenative: si discutono i problemi legati alla sicurezza ed all’informazione dei prodotti. Il decalogo specifica che queste medicine migliorano la qualità di vita del paziente ma non sono sostitutive alle terapie tradizionali. Uno dei rischi piú gravi che il Centro segnala é di lasciare sviluppare malattie più gravi (qui):

L’automedicazione con prodotti di “derivazione naturale” avviene generalmente per risolvere quei problemi che il singolo individuo reputa “non gravi”, come i cosiddetti malanni di stagione, soprappeso, insonnia ecc. Purtroppo, oltre al fatto che ritardare un idoneo intervento terapeutico per la “pigrizia” di chiedere consiglio al personale sanitario informato può far peggiorare la patologia, molte volte c’è il rischio anche di incorrere in altri problemi:

  • scelta del prodotto a base di piante basato solo sul “sentito dire”, e non sul perché se ne conosca una reale efficacia
  • acquisto di prodotti che contengono numerose piante e/o altri molteplici ingredienti, con il rischio di aumentare la possibilità di interazioni.
  • acquisto di prodotti tramite internet. Il web, infatti, è diventato un canale di vendita altamente competitivo in termini di facile accesso e convenienza economica. L’acquisto di prodotti per la salute (siano essi farmaci o prodotti di derivazione naturale) su internet non fornisce però alcuna garanzia per quanto riguarda l’efficacia e i controlli di qualità relativi al prodotto acquistato.

Quello che mai ci passerebbe per l’anticamera del cervello è che questi estratti vegetali possono essere tossici. O forse, peggio ancora, nessuno sa quali sia la tossicità o gli effetti dell’assunzione a lungo termine.

Percependo falsamente questi prodotti come sicuri li diamo senza preoccupazione hai nostri figli:  ¾ degli eventi non desiderati registrati nel 2001 dal centro anti veleni degli USA riguardano bambini sotto i 5 anni. Gli eventi riportati sono asma, reazioni allergiche, epatite ed eritema (rif 2)

La maggior parte di questi eventi era non-intenzionale il ciò suggerisce che i bambini stessi avessero assunto la preparazione, infatti questi medicinali non hanno di capsule con tappo anti bambino e sul flacone non vi sono note informative che indicano che non sono indicate per uso pediatrico.

Per l’agenzia europea del farmaco (EMEA) l’echinacea è controindicata per i bambini sotto l’anno e non raccomandata per i bambini sotto i 12 anni e la terapia non può superare i 10 giorni.

Mentre tutte le ditte farmaceutiche sono tenute a riportare tutti i casi di eventi avversi per le ditte produttrici di rimedi officinali o di integratori alimentari tutto ció non é necessario. Standardizzazioni del prodotto o controlli della qualitá sono generalmente volontari.

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Riferimenti:

1.  Top-Selling Medicinal Herbs in the U.S., 1999–2003. World Almanac and Book of  Facts. World Almanac Education Group Inc.: New York, 2005

2. Gryzlak B et alt. National surveillance of herbal dietary supplement exposures: the poison control center experiencey. Pharmacoepidemiology and drug safety 2007; 16: 947–957. (qui)

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La storia infinita dell’echinacea.

Alcuni ricercatori dell’università della Virginia hanno condotto uno studio per poter finalmente mettere la parola fine alla bufala sull’echinacea. Sono riusciti finalmente a sbugiardare i sostenitori di questa pianta? Stiamo a vedere…

Ronald Turner ed altri colleghi dell’Università della Virginia hanno condotto uno studio a doppio cieco controllato con placebo per studiare l’effetto curativo e preventivo della nostra pianta preferita sul raffreddore (rif. 1).

Il raffreddore é causato da virus della famiglia dei rhinovirus o da virus della famiglia dei corona virus. Ronald Turner e colleghi hanno inoculato dei rhinovirus a diversi gruppi di studenti.

Un gruppo di studenti ha preventivamente ricevuto una dose profilattica d’Echinacea angustifolia (ed un atro gruppo un placebo).  Altri due gruppi di studenti sono stati trattati con echinacea o placebo dopo aver inoculato il virus. Turner ha utilizzato estratti di radici d’echinacea angustifolia estratti con 20%, 60% etanolo e anidride carbonica ad una dose di 300 mg tre volte al giorno (900 mg totali al giorno).

I risultati sono negativi: gli estratti di radice d’Echinacea angustifolia non mostrano differenze nella prevenzione o cura del raffreddore rispetto al placebo.

Questo studio sperimentale controllato con placebo e a doppio cieco sembrerebbe chiarire definitivamente le cose, no?

No!. I detrattori di questo studio fanno notare che la dose utilizzata è troppo bassa e non può avere nessun effetto (la dose giusta sarebbe di 3 gr al giorno). È una tecnica molto collaudata e si tratta in sostanza di “alzare la posta in gioco” . Per questa ragione, dicono, non si può ritenere conclusivo il risultato (link qui).

È una critica che può essere facilmente ribattuta: perché allora gli studi condotti dalle industrie di fitofarmacia hanno utilizzato dosi inferiori al grammo, cioè simili a quelle usate da Turner?

Perchè Goel (rif. 2) utilizza dosi tra 100 e 1000 mg, Brinkeborn (rif 3) dosi di 20, 60 e 100 mg e Braeunig (rif. 4) dosi di 450 e 900 mg?

Ma soprattutto come mai questi studi hanno dato risultati positivi? (vedi post precedente) I casi sono due: o gli studi sono stati falsificati oppure le industrie produttrici dell’echinacea non sanno ancora in che dosaggio usare il loro prodotto.

Il problema che ci si deve porre allora é se sia necessario compiere studi clinici randomizzati per tutti i tipi di dosi, tutti i tipi di rihnovirus e coronavirus esistenti, tutti i tipi di raffreddori e tutti i tipi di preparazioni e di amministrazioni. Senza dimenticare di utilizzare preparati da varie parti della pianta, estratti in differenti modi e magari associati ad altri composti. Si delinea una specie di folle ricerca nella quale nessun risultato negativo potrà mai essere considerato conclusivo.

Dopo più di dieci anni di ricerche non si sono trovati prove abbastanza serie per poter affermare che echinacea ha un qualsiasi effetto nel prevenire o curare il raffreddore o nell’attivare il sistema immunitario. Dobbiamo ancora perseverare su questa strada o dobbiamo riconoscere che le ricerche ed i dati proposti dai sostenitori mancano di plausibilità e di coerenza, o sono semplicemente insensati e che, dopo un numero enorme di studi tesi a trovare un effetto all’echinacea, i risultati sono negativi?

In sostanza bisogna avere il coraggio di porre un limite all’assurdo.

Per citare Brecht, da “Vita di Galileo” – e qui mi gioco l’asso:

La scienza non consiste nel creare una sapienza infinita ma a porre un limite all’errore infinito

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Riferimenti:

  1. Turner RB, Bauer R, Woelkart K, Hulsey TC, Gangemi JD.An evaluation of Echinacea angustifolia in experimental rhinovirus infections.N Engl J Med. 2005 Jul 28;353(4):341-8. PubMed
  2. Goel V, Lovlin R, Barton R, Lyon MR, Bauer R, Lee TDG, et al. Efficacy of a standardized echinacea preparation (Echinilin) for the treatment of the common cold: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Journal of Clinical Pharmacy and Therapeutics 2004; 29:75–83.
  3. Brinkeborn R, Shah D, Geissbühler S, Degenring FH. Echinacfore for the treatment of the common cold. Results of a placebocontrolleddouble-blind trial in Sweden [Echinaforce zur Behandlung von akuten Erkältungen. Ergebnisse einer placebokontrollierten Doppelblindstudie in Schweden]. Schweizerische Zeitschrift für Ganzheitsmedizin 1998;10:26–9.
  4. Bräunig B, Dorn M, Knick E. [Echinaceae purpureae radix: zur Stärkung der körpereigenen Abwehr bei grippalen Infekten]. Zeitschrift für Phytotherapie 1992;13:7–13.
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Un’altro sguardo sull’echinacea.

Un secondo studio ha una sguardo meno severo sul’effetto dell’echinacea nella cura del raffreddore (Linde K, Barrett B, Wölkart K, Bauer R, Melchart D.Echinacea for preventing and treating the common cold. Cochrane Database Syst Rev. 2006 Jan 25(1) – PubMed). Gli autori hanno probabilmente uno sguarto piú compiacente (o meglio piú probabilistico) sull’echinacea perché alcuni di loro fanno parte di istituzioni pubbliche dedicate allo studio di medicine alternative: il Centro di Ricerca sulla Medicina Complementare dell’Universitá Tecnica di Monaco di Baviera e del Dipartimento di Famacognosi Università Karl Franzens a Graz.

Echinacea preparations tested in clinical trials differ greatly. There is some evidence that preparations based on the aerial parts of E. purpurea might be effective for the early treatment of colds in adults but the results are not fully consistent. Beneficial effects of other Echinacea preparations, and Echinacea used for preventative purposes might exist but have not been shown in independently replicated, rigorous RCTs.

I preparati d’echinacea testati negli studi clinici sono molto differenti tra loro. Vi sono prove che le preparazioni basate sulle parti aeree di E. purpurea potrebbero essere efficace per il trattamento precoce del raffreddore negli adulti, ma i risultati non sono pienamente coerenti. Effetti benefici di altre preparazioni di Echinacea potrebbero esistere. Effetti benefici d’Echinacea utilizzati a fini preventivi potrebbero esistere ma non sono stati mostrati in modo indipendente e riproducibile in studi clinici randomizzati.

Quello che ne risulta é un quadro abbastanza sconfortante anche a detta dei sostenitori delle terapie alternative:

Gli autori pongono l’accento sul fatto che le preparazioni di estratto di echinacea usate nei test clinici sono estremamente variabili. Gli estratti vengono preparati dalla radice, dal fiore o dalla pianta ed a volte da tutti e tre, vengono a volte esiccati a volte pressati a volte estratti con soluzione alcoolica, sono presenti sotto forma di pillole, goccie o essiccati per infusioni. A volte sono preparati de E. purpurea a volte da E. pallida a volte da E. angustifolia. Per finire i ricercatori fanno notare con grande onestá di essere a conoscienza di lavori dal risultato negativo non pubblicati.

In aggiunta a quanto detto sopre non é chiaro quale sia il mecchanismo d’azione dell’estratto né quale sia il principio attivo dei quattro principali componenti estratti dalla pianta: ammine di acidi grassi (alkamides), glicoproteine, polisaccaridi, e derivati dell’acido caffeico.

Alcune di queste sostanze sono bioattive: le ammine di acidi grassi (alkamides) ed i polisaccaridi stimolano la risposta immunitaria aspecifica  in vitro e se iniettate intramuscolarmente o per vena ma nessuno studio é riuscito a dimostrare questo effetto dopo un’amministrazione orale. (Schwarz E, et alt. Oral administration of freshly expressed juice of Echinacea purpurea herbs fail to stimulate the nonspecific immune response in healthy young men: results of a double-blind, placebo-controlled crossover study. Immunother. 2002 Sep-Oct;25(5):413-20. – PubMed)

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Non ci facciamo mai i fatti nostri…

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Quanto è efficace l’echinacea contro il raffreddore?

Ho fatto una ricerca sulle proprietà curative dell’erba medicinale echinacea e ho trovato molte cose buffe che vale la pena di raccontare: La pianta d’echinacea é originaria del nord America molte specie sono coltivate nei giardini per le loro qualità ornamentali e tre, l’Echinacea purpurea, l’Echinacea angustifolia e l’Echinacea pallida hanno proprietà officinali. L’uso moderno della pianta é stato introdotto da un fabbricante di rimedi vegetali svizzero a cui fu erroneamente detto che gli indiani americani la usavano per prevenire il raffreddore. Gli indiani nord americani, tuttavia, non la usavano per prevenire il raffreddore, ma per curarne i sintomi. Gli indiani Kiowa la usavano per fare passare la tosse ed il mal di gola, i Cheyenne contro il mal di gola ed i Sioux ed i South Dakota come analgesico (da wikipedia).
Oggi in Europa è venduta come immunostimolante (o immunomodulatore) e si usa come prevenzione o terapie del raffreddore. È un bussinnes estremamente lucrativo negli Stati Uniti si vendono preparati a base di echinacea per circa 150 milloni di dollari annui.

È naturale che le ditte che la producono finanzino degli studi più o meno clinici per dimostrare l’efficacia nella preventione e cura del raffreddore.

Più o meno clinici e più ho meno scientifici perché due noiosissimi scienziati di nome Thomas  Caruso e Jack Gwaltney – e per essere noioso uno con il nome Caruso deve essere proprio noioso – si sono messi a fare le pulci a tutti i lavori pubblicati sull’argomento, ecco quello che hanno trovato:

Echinacea purpurea

Tutti gli studi clinici riguardanti l’uso d’echinacea per la cura o prevenzione del raffreddore sono stati ordinati secondo il livello di rigore scientifico utilizzando 11 criteri. I criteri riguardano l’analisi statistica, la qualitá del metodo, la qualità della prove raccolte e se il lavoro é stato fatto a doppio cieco ( Caruso TJ, Gwaltney JM Jr. Treatment of the common cold with echinacea: a structured review. Clin Infect Dis. 2005 Mar 15;40(6):807-10. link qui).

Prima di tutto una piccola parentesi sugli studi clinici a doppio cieco.

Gli studi clinici sono cosi concepiti: si da ad un gruppo di pazienti (chiamato N) una pastiglia echinacea ed ad un secondo gruppo (chiamato P) una pastiglia di placebo.

Si registra nei due gruppi la severità e durata dei sintomi e poi si comparano, se i sintomi del gruppo P sono guariti nello stesso tempo del gruppo N lo studio é definito negativo: l’echinacea non é più efficace del placebo. Se l’echinacea guarisce più velocemente del placebo allora lo studio é considerato positivo. Di fondamentale importanza in questo tipo di studi é il cosiddetto criterio di doppio cieco cioé nè, il medico, nè il paziente devono sapere se si tratta della medicina o del placebo, cosi entrambi sono “ciechi”. Il paziente o il dottore potrebbe, anche assolutamente in buona fede, sovra- o sottostimare i sintomi se capiscono che stanno prendendo una medicina.

Non sto dicendo che tutti i medici o i pazienti impiegati nello studio vogliono favorire l’echinacea perché già convinti che funziona, al contrario, un medico convinto dell’efficacia del trattamento potrebbe sottostimare i risultati perché sicuro che la medicina funziona per non dare un “aiutino extra” che ritiene inutile. Questo condizionamento, quasi inconscio deve essere eliminato per poter realmente stimare l’efficacia di un composto.

Un secondo punto molto importante è che ci deve essere la prova che questo studio é veramente doppio cieco, infatti il paziente può facilmente capire che si tratta d’echinacea perché ha un tipico gusto di medicina. In questo caso il medico chiede al paziente all’inizio e alla fine dello studio se ritiene di avere preso il placebo. Se i pazienti indovinano nel 50% dei casi (cioé per pura chance) lo studio puó considerarsi valido.

Altri punti considerati sono, la dimensione dei gruppi (devono essere abbastanza grandi da poter essere analizzati statisticamente), la qualità dei risultati collezionati (se curo il raffreddore devo essere sicuro che il paziente non abbia l’influenza o altre malattie respiratorie) e la presenza d’ipotesi quantificabili (un paziente é guarito quando tutti i sintomi sono scomparsi e non solo alcuni).

Insomma per farla breve, il maggior numero degli studi non presentavano una prova del doppio cieco e non aveva ipotesi quantificabili. Su 9 lavori selezionati solamente 3 davano dei risultati negativi e ben 6 risultati positivi (cioé echinacea meglio del placebo). Ma se si va ad osservare la qualità dei lavori si scopre che solo 2 soddisfavano tutti i criteri ed avevano un risultato negativo, cioè echinace non ha effetto sulla cura del raffreddore. La tabella mostra i risultati dello studio:

Rif. bibl

Autori studio

Numero di criteri soddifatti

Risultato

Affiliazione

1

Barrett B, 2002

11 su 11

Negativo

University of Wisconsin-Madison

2

Taylor J, 2003

11 su 11

Negativo

University of Washington and Seattle

3

Schulten B2001

10 su 11

Positivo

Madus

4

Hoheisel O, 1997

8 su 11

Positivo

Madus

5

Goel V, 2004

7 su 11

Positivo

Inovobiologi

6

Galea, 1996

6 su 11

Negativo

Non trovato

7

Lindenmuth GF, 2000

6 su 11

Positivo

York College of Pennsylvania

8

Brinkeborn R, 1998

5 su 11

Positivo

Bioforce

9

Braeunig B, 1992;

3 su 11

Positivo

Indipendente (?)

Se poi si va a vedere dove lavorano gli autori degli studi si scoprono altre cose interessanti.

I primi due studi (riferimento 1 e 2 della tabella) hanno dato risultati negativi e sono condotti da dei ricercatori indipendenti, cioè che lavorano in istituzioni pubbliche, le Università di Wisconsin-Madison e di Washington. Questi ricercatori possono avere ricevuto dei finanziamenti da industrie private ma il fatto che lavorano in Università rimane una buona garanzia della loro indipendenza.

Tra i 6 studi che anno dato risultati positivi 4 sono stati condotti da ditte che producono estratti d’echinacea (riferimenti 3, 4, 5 e 8).

La ditta Madus di Cologna che definisce il suo prodotto come “l’originale”, la canadese Inovobiologic e la svizzera Bioforce AG fondata dal Dr Vogel. Interessante notare come, sia il Dr Madus (1890-1942) che il Dr Vogel (1902-1996) abbiano entrambi per primi “scoperto” le virtú curative del’echinacea durante dei soggiorni tra gli indiani nord americani. Una di queste ditte ha nel consiglio medico sei dei sette firmatari dell’articolo sul Echinilin (rif 5 – link qui). In questo caso mi sembra lecito sospettare un conflitto d’interessi. E per ultimo la ditta Madus (rif 3 citazione qui ) usa i dipendenti della ditta come cavie per testare l’efficacia del suo prodotto !.

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Riferimenti:

  1. Barrett BP, Brown RL, Locken K, Maberry R, Bobula JA, D’Alessio D. Treatment of the common cold with unrefined echinacea. A randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Ann Intern Med. 2002 Dec 17;137(12):939-46. Department of Family Medicine, University of Wisconsin-Madison
  2. Taylor JA, Weber W, Standish L, Quinn H, Goesling J, McGann M, Calabrese C. Efficacy and safety of echinacea in treating upper respiratory tract infections in children: a randomized controlled trial. JAMA. 2003 Dec 3;290(21):2824-30.University of Washington and Seattle
  3. Schulten B, Bulitta M, Ballering-Brühl B, Köster U, Schäfer M. Efficacy of Echinacea purpurea in patients with a common cold. A placebo-controlled, randomised, double-blind clinical trial. Arzneimittel Forschung 2001;51(ii):563–8.
  4. Hoheisel O, Sandberg M, Bertram S, Bulitta M, Schäfer M.  Echinagard treatment shortens the course of the common cold: a doubleblind, placebo-controlled clinical trial. European Journal of Clinical Research 1997;9:261–9.
  5. Goel V, Lovlin R, Barton R, Lyon MR, Bauer R, Lee TDG, et al. Efficacy of a standardized echinacea preparation (Echinilin) for the treatment of the common cold: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Journal of Clinical Pharmacy and Therapeutics 2004; 29:75–83.
  6. Galea S, Thacker K. Double-blind prospective trial investigation the effectiveness of a commonly prescribed herbal remedy in altering the duration, severity, and symptoms of the common cold. In: Program and abstracts of the Trillium Primary Care Research Forum, CFPC Annual Scientific Assembly (Toronto, Ontario). 1996.
  7. Lindenmuth GF, Lindenmuth EB. The efficacy of Echinacea compound herbal tea preparation on the severity and duration of upper respiratory and flu symptoms: a randomized, double-blind placebocontrolled study. Journal of Alternative and Complementary Medicine 2000;6:327–34.
  8. Brinkeborn R, Shah D, Geissbühler S, Degenring FH. Echinacfore for the treatment of the common cold. Results of a placebocontrolleddouble-blind trial in Sweden [Echinaforce zur Behandlung von akuten Erkältungen. Ergebnisse einer placebokontrollierten Doppelblindstudie in Schweden]. Schweizerische Zeitschrift für Ganzheitsmedizin 1998;10:26–9.
  9. Bräunig B, Dorn M, Knick E. [Echinaceae purpureae radix: zur Stärkung der körpereigenen Abwehr bei grippalen Infekten]. Zeitschrift für Phytotherapie 1992;13:7–13.
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La bufala sulla pericolosità dello squalene

Circola in questi giorni una documento riguardo le perplessità legate alla vaccinazione contro l’influenza A. Si tratta di un pamphlet che cerca di dimostrare la pericolosità degli adiuvanti presenti in vari tipi di vaccini, probabilmente originato dal sito www.mednat.org che si propone come visione “alternativa” ad alcuni problemi di salute pubblica.

Il documento sa insinuare il dubbio e la paura verso la vaccianazione, (ed in generale verso l’establishment medico e la Big Pharma) attraverso mezze affermazioni, frasi ambigue, esagerando alcune notizie e tacendone altre.

Il testo si presenta con un taglio oggettivo e scientifico citando quotidiani stranieri o articoli scientifici e facendo derivare da questi la teoria sulla pericolosità dei vaccini.

Purtroppo le affermazioni scientifiche sono generalmente sbagliate ed i riferimenti ad articoli scientifici sono riportati in maniera parziale, fuorviante o completamente falsa.

Le prove scientifiche a sostegno della pericolosità dei vaccini sono presentate come verità assolute ma altri lavori o prove che relativizzano o che contraddicono la loro teoria sono completamente dimenticate.

In questo mio blog cercherò di esaminare la fondatezza delle sedicenti prove scientifiche proposte nel testo. Ho aggiunto i miei commenti nel testo. Buona lettura.

Dubbi, perplessità e paure accompagnano la campagna di vaccinazione contro l’influenza A. In Italia l’immunizzazione di massa è ormai iniziata, ma pochi medici vi si sottopongono. Che cosa li preoccupa? Il primo problema è quello degli additivi e dei loro effetti collaterali.

C’è un lato oscuro riguardante l’influenza H1N1 e stavolta non si parla dei dati sulla gravità, sui malati o sui decessi, ma su quelli relativi al vaccino.
Realizzato in pochi mesi e, per questo, senza il tempo necessario di essere testato in modo adeguato, potrebbe nascondere degli effetti collaterali gravi per la salute umana. Per di più, nonostante sia prescritto ai malati cronici, in realtà, non è mai stato testato su di loro ma solo su un campione di popolazione sana. Questo basta a spiegare i dissensi da parte di alcuni medici e studiosi che considerano pericolosa la composizione del vaccino.

COMPOSIZIONE DEL VACCINO
Il vaccino conterrebbe lo squalene, l’immunocoadiuvante MF59 che ritroviamo nei vaccini sperimentali (sperimentali perché testati in fretta).
Dal Daily Express leggiamo: “Il nuovo vaccino contro l’influenza suina contiene una tossina mortale per il cervello legata all’autismo, il morbo di Alzheimer e la sclerosi multipla. Il vaccino contiene metalli pesanti, quali il mercurio e un altra sostanza nota come squalene usata per stimolare il sistema immunitario a rispondere al vaccino. Alcuni scienziati ritengono che lo squalene sia responsabile di malattie autoimmuni, tra cui la sclerosi multipla, artrite reumatoide e il lupus I professionisti medici e attivisti di salute sono preoccupati per i rischi di cocktail di sostanze chimiche in esso contenuti. Dr Richard Halvorsen, autore di ” la verità riguardo ai Vaccini”, ha dichiarato: “Il mercurio è una delle sostanze più tossiche conosciute per l’uomo. Non dovrebbe avere posto in qualsiasi altro vaccino per chiunque di qualsiasi età.”

Il Daily Express é un giornale scandalistico inglese, nessuna delle affermazioni fatte qui sopra può essere verificata. Del resto oggi riporta l’articolo di un eremita indiano che pretende curare tutte le malattie immergendosi nel fango inquinato sui bordi del Gange:

Sulle rive del Gange

The Hindu hermit now lives in the polluted mud banks of the River Ganges (Daily Express)

Lo squalene è una sostanza presente naturalmente nell’organismo umano, soprattutto nel sistema nervoso. Questo fatto non darebbe, in una situazione normale, alcuna ragione al sistema immunitario di aggredirlo. Il problema è che l’iniezione è una via d’ingresso “anormale” dello squalene nel corpo, ed è proprio questo che fa sì che tale sostanza sia improvvisamente considerata “cattiva” dal sistema immunitario e quindi aggredita, ovunque si trovi, nel sangue come nel sistema nervoso dove è vitale.

Questa affermazione non ha senso, la concentrazione di squalene indica al sistema immunitario che vi é in corso un infezione e pertanto richiama macrofagi e mobilita il sistema immunitario per produrre anticorpi.

A sostegno di quest’affermazione vi è una ricerca condotta alla Tulane Medical School sui veterani della Guerra del Golfo vaccinati contro l’antrace con un vaccino contenente l’immuno-coadiuvante MF59 (ovvero contenente lo squalene).

Questa affermazione é falsa il vaccino non conteneva MF59.

In quell’occasione migliaia di soldati USA morirono di una malattia denominata Sindrome della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome) Una delle cause di quest’orribile sindrome fu atribuita allo squalene, che era contenuto nei vaccini sperimentali inoculati ai militari. Tale ricerca ha dimostrato che:“ … la maggioranza sostanziale (95%) dei pazienti che svilupparono la Sindrome della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome) aveva anticorpi verso lo squalene.
Tutti (100%) i pazienti GWS immunizzati per il servizio Tempesta del Deserto/Scudo del Deserto che non furono impiegati, ebbero gli stessi segni e sintomi di quelli che lo furono, ovvero anticorpi allo squalene. Per contro, nessuno (0%) dei veterani impiegati nel Golfo Persico senza segni e sintomi della GWS avevano anticorpi allo squalene. Né i pazienti con malattie idiopatiche e autoimmuni, né i controlli sulla salute mostravano un siero riconoscibile di anticorpi allo squalene. La maggioranza dei pazienti con i sintomi della GWS avevano invece detto siero”.

Generalmente si cita l’articolo originale in maniera completa in modo che gli interessati possano andare a consultarlo per verificare le affermazioni. Ho ritrovato l’articolo, che si puó leggere qui, questi sono i riferimenti bibliografici: “Antibodies to Squalene in Gulf War Syndrome”. Pamela Asa et alt., Experimental and Molecular Pathology 68, 55–64 (2000).

Gli autori dell’articolo dicono che vi é una correlazione tra gli anticorpi contro lo squalene (ASA) e la Sindrome della Guerra del Golfo (GWS – Gulf War Syndrom) e non tra le vaccinazioni e la GWS. Gli stessi autori commentano che:

It is important to note that our laboratory-based investigations do not establish that squalene was added as adjuvant to any vaccine used in military or other personnel who served in the Persian Gulf War era.

Che tradotto a braccio: “È importante notare che i test di laboratorio non stabiliscono se lo squalene é stato aggiunto come adiuvante nei vaccini…”.

Inoltre concludono:

Further studies are required to define the role of ASA, if any, in the pathogenesis of GWS.

Ulteriori studi sono necessari per stabilire il ruolo, se esistente, tra gli anticorpi contro lo squalene (ASA) e la patogenesi della GWS (Sindrome della Guerra del Golfo).

Questo articolo è stato pubblicato prima che fosse reso noto che i vaccini usati contro l’antracite e somministrati ai soldati USA e UK non contenevano squalene ma idrossido di aluminio. Informazione che si puó leggere qui, sul sito del OMS. Piú di 22 milioni di persone sono stati vaccinati dal 1997 ad oggi con vaccini contenenti squalene 10 mg senza avere riscontrato alcun effetto indesiderato o GWS. Un articolo più recente dimostra che la maggior parte degli adulti che abbiano ricevuto o no la vaccinazione con l’adiuvante hanno anticorpi contro lo squalene:  Matyas et al. “Detection of antiboides to squalene III. Naturally occurring antibodies to squalene in humans and mice”. JIM 286 (2004) 47-67 (consultabile qui)

Ma gli autori del pamphlet, sentendosi inspirati sulla teoria della tossicitá dello squalene, proseguono con un secondo articolo scientifico:

Ad avvalorare questa teoria vi sono anche esperimenti di laboratorio sui topi, ai quali sono stati iniettati una serie di coadiuvanti compreso il MF 59. Ecco il resoconto nel “Survey of human-use adjuvants di Kenney ed Edleman: “…tutti i coadiuvanti iniettati nei topi si sono dimostrati tossici. Tutti i topi hanno sviluppato una malattia simile alla sclerosi multipla che li ha lasciati invalidi, costretti a trascinare lungo le gabbie le loro parti posteriori paralizzate. Lo squalene causa artriti gravi (gravità di livello 3 su una scala di 4 valori). Lo squalene negli esseri umani in concentrazioni di 10-20 parti per miliardo causa serie difficoltà a livello del sistema immunitario, quali artriti reumatodi e lupus.”

Stando a quanto trovato su internet l’articolo di “Kennedy ed Edelman” dovrebbe essere questo: Richard Kennedy and Robert Edelman “Survey of human-use adjuvants” Expert Review of Vaccines April 2003, Vol. 2, No. 2, Pages 167-188, consultabile qui. In nessun parte dell’articolo gli autori dicono quanto riportato sulla pericolosità della squalene sui topi: cioè la citazione é completamente falsa. Gli autori anzi assericono che:

MF59has been tested in a variety of animal species showing a good safety profile and a significant increase of immune response to several subunit antigens includingcytomegalovirus (CMV), HSV,HIV, hepatitis C virus (HCV), HBV and influenza antigens.

MF59, testato in diverse specie animali, ha mostrato un buon profilo di sicurezza e un aumento significativo della risposta immunitaria contro varie subunità antigeni tra cui citomegalovirus (CMV), HSV, HIV, virus dell’epatite C (HCV), HBV e antigeni influenzali.

L’articolo aggiunge che l’adiuvante é stato testato su pazienti sani ed ha mostrato un “profilo di reattivita antigenica accettabile” e che altri studi clinici per testare la sicurezza sono tuttora in corso (l’articolo é stato pubblicato nel 2003).

MORTI SOSPETTE IN SVEZIA E REAZIONI ALLERGICHE CAUSATE DAL VACCINO
A destare allarmismi si aggiunge il decesso delle quattro infermiere svedesi (???) che si erano sottoposte a vaccinazione, usando il farmaco Pandemrix della GlaxoSmithKline, un preparato contenente mercurio e squalene. Al momento c’è un’indagine in corso: è quindi ancora tutto da verificare se le morti siano “accertate”.
Dal tabloid svedese Expressen leggiamo: “Quattro decessi sono attualmente oggetto di indagine in Svezia; in ottemperamento alle disposizioni vigenti i decessi sono stati segnalati all’autorità sanitaria incaricata della farmacovigilanza, poiché la campagna di vaccinazione contro l’influenza suina in Svezia è già iniziata da due settimane. Non sono stati evidenziati collegamenti tra questi decessi ed il vaccino. Ciò nonostante questi decessi sono stati sufficienti per rinfocolare le campagne degli scettici nei confronti della vaccinazione contro l’influenza suina che, in Svezia, è stata finora causa della morte di due persone.”
Vi è poi TAZ, un’agenzia informativa tedesca che aggiunge: “Una correlazione con il vaccino non può essere esclusa.”
Ci sono anche stati i primi casi di ricoveri avvenuti a causa delle forti reazioni alla vaccinazione: i primi sintomi che si denunciano sono febbre, dolori muscolari, mal di stomaco, mal di testa, vertigini, stanchezza seguiti da forti dolori in sede di iniezione e da un senso di costrizione toracica che causa dispnea.

Leggendo dal sito della Medical Products Agency Svedese si scopre una veritá ben diversa: sino ad oggi sono state distribuite in Svezia 1.4 milioni di dosi di Pandemrix e sono stati riportati circa 200 casi di effetti non desiderati dai responsabili medici. Tra questi ci sono 5 casi di morte.

Deaths reported

Thursday, October 29, 2009

Five reports of death have been received all of which have had a temporal association with vaccination. The time between the vaccination and the death has varied between 12 hours and 4 days. These five patients had previously known chronic diseases such as cardiovascular disease, diabetes, renal failure, dystrophic muscle disease and senile dementia. All patients were on chronic medical treatment. Three of the patients were >74 years, the two others between 54 and 65. Autopsy result is available for the first reported case. This showed that the patient suffered from generalized atherosclerosis and previous heart attacks. The other reports are still under investigation and autopsy results are awaited. From what has emerged so far for these cases, there is nothing to support a causal association between the vaccination and the death.

In assessing the number of reported deaths, it is important to take into account that in Sweden on average 200-250 deaths occur per day and at present a large proportion of the population, particularly the elderly and other risk groups, are being vaccinated. The majority of deaths occurring daily in Sweden are older people with complications of chronic diseases.


I casi di morte hanno una correlazione temporale con la vaccinazione. Vale a dire oggi vaccino il paziente e dopo 12 ore o 4 giorni il paziente muore.

Tre pazienti avevano piú di 74 anni e gli altri tra 54 e 65 e tutti avevano patologie croniche ed erano in trattamento cronico per : malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale, distrofia muscolare e demenza senile. A quanto pare il governo Svedese fa ancora lavorare come infermiere dei vecchietti dementi, cardiopatici o incapaci di muoversi (distrofia muscolare). E noi che ci lamentiamo se andremo in pensione a 65 anni !!!.

Un’autopsia ha mostrato che un paziente soffriva di aterosclerosi e precedenti attachi di cuore. Le altre autopsie sono in corso.

La nota conclude che ci sono ogni giorno in Svezia tra 200 e 250 casi di morte per la maggior parte dei casi persone anziane con problemi di salute cronici.

Se si considera solamente questi dati provenienti dalla Svezia (1,4 milioni di vaccini, 200 effetti indesiderati e 4 casi di morte probabilmente non legati al vaccino), si può tranquillamente pensare che il vaccino é sicuro e sperimentato.

ESPERTI ITALIANI, VACCINO E’ SICURO E SPERIMENTATO
In mezzo al groviglio di dubbi e perplessità, arriva le risposte rassicuranti del direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanita (Iss), Giovanni Rezza, e il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’università di Milano. Il vaccino contro l’influenza A è “sicuro” e “sperimentato”: è quello che hanno ribadito il 25 ottobre a ‘Domenica in’ insieme al presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Mario Falcone, in uno spazio informativo dedicato alla nuova influenza. “Il vaccino – ha replicato Rezza – non è un prodotto sperimentale ed è prodotto con le stesse modalità con cui da anni si produce il vaccino per l’influenza stagionale. Inoltre – ha ricordato – il vaccino è stato approvato dall’autorità regolatoria europea sui farmaci, l’Emea”. Ammesso che “tutti i farmaci possono dare rari effetti collaterali, anche gravi, questo vaccino è testato e sicuro”. Lo ha ribadito anche lo stesso viceministro Fazio, intervenuto telefonicamente, che ha ricordato che “la vaccinazione è facoltativa” ed è rivolta ai servizi essenziali, “per non correre il rischio di paralizzare settori vitali del paese” e alle categorie a rischio, “per i quali qualsiasi influenza puo’provocare danni seri”, e in seconda battuta ai giovani fino ai 27 anni “che si sono dimostrati la fascia di età più colpita”.

Allora cosa preoccupa l’alta percentuale dei medici che hanno deciso di non sottoporsi all’immunizzazione? Ricordiamo che, ad esempio, a Milano, prima città italiana in cui giunge il vaccino, sei medici su dieci lo rifiutano e negli USA, mentre il presidente Obama dichiara lo stato di emergenza, trapela la notizia che non farà vaccinare le sue due figlie.

La vaccinazione é facoltativa ogni medico o personale sanitario può decidere, dopo aver valutato i pro ed i contro se vaccinarsi, non credo sia una cosa preoccupante. La decisione può essere basata sulla percezione della gravità dell’epidemia, che molti stimano non essere grave, piuttosto che sulla pericolosità del vaccino.

I dati non aiutano di certo ad allentare i sospetti. Poche, al momento, le fonti reperibili per approfondire questo dilemma. Segnaliamo l’indirizzo ad un portale sulle medicine alternative che racchiude informazioni inedite riguardanti il vaccino contro l’H1N1, tra cui la raggelante testimonianza video inerente una giovane donna che, dopo essersi vaccinata, ha subito gravi danni neurologici: http://www.mednat.org/vaccini/influenza_suina.htm

Morale: diffidate dei sedicenti scienziati e cercate tra gli amici qualcuno che può fare chiarezza sull’argomento, uno zio medico od un vicino farmacista. In ogni caso un paio di minuti spesi fare una ricerca su internet mettendo in un motore di ricerca le parole chiave squalene, adiuvante o Sindrome della Guerra del Golfo potrebbero chiarire molte cose. Le risorse in rete esistono eccome! Il sito Mednat si propone come voce “alternativa” che in effetti, non è perché non propone nessuna visione alternativa ai problemi sollevati: sembra essere fatto solamente allo scopo di sfogare i deliri dei suoi autori.

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