Lo yoga fa bene agli operai.

Alcune pratiche mediche hanno un’aspettativa positiva in coloro che le utilizzano. Un esempio classico è la medicina alternativa e complementare (omeopatia, ayurveda..) nelle classi sociali più elevate ed in famiglie con redditi ed istruzione superiore. È un fattore che bisogna tenere in considerazione quando si vuole misurare l’efficacia di una terapia.

Vi è anche il fenomeno opposto cioè alcune persone (o gruppi sociali) hanno aspettative negative verso alcune terapie, è il cosidetto effetto nocebo (qui): se io non credo in una terapia non guarirò. Provate per esempio a far fare dello yoga in un programma di riabilitazione cardiaco a degli operai, la percentuale di pazienti che abbandonerà la terapia (i “drop-outs) será elavata.

Vediamo come ha fatto l’equipe guidata Dr Wolfgang Mayer-Berger per risolvere questo problema [B. Bjarnason-Wehrens et alt. Long-term results of a three-week intensive cardiac out-patient rehabilitation program in motivated patients with low social status. Clin Res Cardiol 96:77–85 (2007) pubmed]:

Lo studio:

Il problema in esame è se un programma di riabilitazione cardiaca con viniyoga (qui) sia più efficace della riabilitazione “tradizionale” per pazienti ipertesi che hanno avuto un infarto al miocardio.

I pazienti selezionati sono principalmente dei lavoratori delle classi sociali meno abbienti: operai, manovali, muratori – mia libera traduzione di “blue collar”. Particolare importanza é stata data a questo gruppo perchè coloro che hanno lavori fisici faticosi hanno più bisogno della riabilitazione per poter riprendere a lavorare.

L’efficacia della terapia con viniyoga è stata comparata con il programma di riabilitazione comunemente utilizzata in Germania: la Progressive Muscle Relaxation. Da sottolineare che tutti i pazienti seguivano una terapia farmacologia con betabloccanti.

340 pazienti con problemi d’ipertensione sono stati randomizzati per partecipare a un programma di riabilitazione o con viniyoga o Progressive Muscle Relaxation. Il programma durava tre settimane con 5 sessioni la settimana della durata di ½ ora.

Riguardo lo status sociale dei pazienti: operai per il 68.2% del totale, il 24.2% non aveva formazione professionale e solo il 2,4% aveva una laurea.

Risultati:

Lo studio dimostra una riduzione statisticamente significativa e a lungo termine della pressione sanguinea dei pazienti ipertesi che hanno partecipato al programma viniyoga (anche in persone che probabilmente non avevano mai messo piede in una palestra di yoga).

Il programma tradizionale di riabilitazione (PMR) non ha mostrato una diminuzione così marcata della pressione sanguinea: alla fine delle tre settimane di training la pressione sistolica del “gruppo yoga” era diminuita di 8 mm Hg, mentre nel “gruppo PMR” di solo 6 mm Hg.

Come dichiara uno degli autori dello studio Dr Wolfgang Mayer-Berger (Clinica Roderbirken der Deutschen Rentenversicherung, Germania) in una intervista rilasciate a the heart.org (qui): il segreto del successo dello studio é basato sul largo numero di operai partecipanti al lavoro e che … la parola yoga non è mai stata menzionata. Negli studi precedentemente condotti da questa equipe medica si riscontrava un alta percentuale di “drop-outs” nei pazienti con basso status sociale che partecipaveno allo yoga. In questo studio, per evitare che l’attitudine negative di fronte allo yoga potesse influenzare i risultati, i programmi di riabilitazione furono chiamati “riabilitazione 1 e 2”:

Mayer-Berger acknowledged. Yoga-type interventions would typically be chosen by “intellectual female patients,” he admitted, and not by the “low-education males” studied in this trial. But the word, he noted, “was not spoken. You could say that patients were truly blinded to therapy. . . . We called the two randomizations ‘relaxation #1’ and ‘relaxation #2’—most of the patients didn’t realize they were doing yoga.”

È interessante vedere come vi sia un legame tre l’accettazione di una terapia e lo status sociale del paziente.  Lo yoga fa bene anche agli operai, lo so che poco chic ma è così, e, mi raccomando, se volete che continui a funzionare mantenete il segreto.

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Tim Minchin – Storm

Per la mia nuova rubrica Eroi del Quotidiano: Tim Minchin (per eroi del quotidiano intendo mostri del buon senso o della ragionevolezza)

Con una sola canzone é capace di sitetizzare tutto: bellissimo!

la citazione più bella é:

Lo sai come si chiama la Medicina Alternativa quando funziona? – Medicina.

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Conoscete l’omeopatia? Quiz semiserio sull’omeopatia – Parte 1

Siete fedeli seguaci del Dott. Hahnemann? La lettura della sua opera “L’Organon della guarigione razionale” vi tiene compagni nelle notti insonni? Sapete distinguere al volo una diluizione c30 da una diluizione c40? Guardate gli scettici dall’alto in basso perche non capiscono qualcosa che noi capiamo?
Testate le vostre conoscenze qui !
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Celebrity based medicine.

Non so se avete mai avuto la stessa impressione che ho, ma a volte mi sembra di trascorrere la mia vita dal parrucchiere a sfogliare riviste femminili di gossip.

Mi spiego, da un po’ di tempo il glamour ha invaso tutti i media più o meno “seri”: non si può accendere la radio o sfogliare un giornale senza sapere cosa fanno star o starlette dello spettacolo; dove vanno in vacanza, che dieta fanno, con chi litigano, con chi fanno la pace e per finire se preferiscono fare yoga o agopuntura, se vanno dal santone di fiducia o dall’omeopata se sono stressate.

Queste personalità sono molto loquaci riguardo hai trattamenti di medicina alternativa che utilizzano per curare i loro problemini quotidiani (stranamente non parlano delle terapie convenzionali per la prostata o l’emorroidi).

Non è stato difficile per due ricercatori dell’università di Exeter compilare una lista di tutte le abitudini mediche alternative delle varie personalità politiche o dello spettacolo (1). Ecco il risultato:

Il successo della medicina alternativa e complementare sembra più legato alla diffusione mediatica piuttosto che alla “evidence based medicine”: in altre parole, più al gossip che alle prove sperimentali.

Dalla noiosa evidence based medicine potremo passare alla ben più glamour: celebrity based medicine. Trova quale forma di medicina alternativa usa il tuo idolo e fai lo stesso. Ben presto ci sentiremo chiedere dal nostro dottore: preferisce Madonna o Tina Turner ?, Jennifer Aniston o Demi Moore ?

L’unica personalità dello spettacolo che smentisce l’uso di pratiche non-convenzionali è Kylie Minogue a cui è stato diagnosticato un cancro al seno nel 2005 (2).

Friends say she is receiving mainstream hospital treatment and following the advice of accredited cancer specialists.

Non solo ma aggiunge:

KYLIE Minogue has urged fellow cancer sufferers to ignore suggestions that she has turned to alternative treatments to fight the disease.

Ma che mostro di buon senso!

————————————

Riferimenti:

1. Edzard Ernst and Max H Pittler. “Celebrity-based medicine” MJA 2006; 185: 680–681

2. http://quackfiles.blogspot.com/2005/10/kylie-denies-holistic-claim.html

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Facciamo un piccolo esperimento per verificare i principi dell’omeopatia.

Da bravo omeopata quale sono, vi propongo un piccolo esperimento sulla medicina omeopatica che servirà a chiarire alcuni principi di questa nobile arte.

Sedete tranquilli in poltrona e mangiate una caramella al miele o del gusto che preferite. Potete anche mangiare o bere qualsiasi altra sostanza o cibo o bevanda: acqua, birra, vino o altro.
Rilassatevi e notate su un quadernetto le sensazioni che sentite, i sintomi si dice in termini tecnici. Sensazioni di stanchezza, stress, ansia o anche cose più positive come rilassamento oppure palpitazioni fame o sazietà, pruriti, dolori … insomma tutto quello che sentite.

Congratulazioni avete fatto il primo esperimento omeopatico il proving che Samuel Hahnemann compì 300 anni fa!

Ora potete spingere l’esperimento un po’ più in là e provare con altri membri della famiglia o usare altre sostanze (pensate proprio come fece Hahnemann!). Notate sempre tutti i sintomi sul quadernetto.

Concentratevi su sostanze più comuni quali l’arnica o estratto di fegato di anatra di Pechino (contenuto nel rimedio omeopatico oscillococcinum, qui). Non provate, per il momento, altre sostanze omeopatiche quali la cacca di cane o il cherosene, le userete quando sarete più esperti.

Ognuno di noi ha una gamma di sintomi differenti per le diverse sostanze terapeutiche e ne dobbiamo tenere conto ogni volta che ci vogliamo curare con l’omeopatia: sono la base della specificità terapeutica dell’omeopatia o individualità medicamentosa. A volte sono necessarie più sedute di proving per determinare l’individualità medicamentosa. Per esempio se vostra moglie durante l’esperimento manifesta un’irrefrenabile voglia di fare shopping o di comprarsi un nuovo paio di scarpe o se vostro figlio ripete che vuole il camion dei pompieri Playmobil, tralasciate di notarlo sul quadernetto perché non attinente al medicamento.

Il quadernetto che avete completato è il vostro repertorio, è importantissimo è il vostro passaporto per una vita sana secondo i principi dell’omeopatia. Dovete averlo sempre con voi quando andate dal vostro omeopata. È questo il primo pilastro della medicina omeopatica. Il secondo, consegue dal primo ed è il:

principio di similitudine del farmaco (similia similibus curantur) enunciato dallo stesso Hahnemann e per il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia è dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella malata. Questo rimedio viene somministrato in dosi infinitesimali e opportunamente dinamizzate tramite un procedimento detto successione (da wikipedia qui).

Rispettiamo sempre questo principio: qualora cerchiamo un rimedio omeopatico dobbiamo scegliere un rimedio che presenta dei sintomi simili al male che vogliamo curare.

Ecco qui i tre postulati chiave per utilizzare in modo corretto l’omeopatia: l’individualità medicamentosa (ogni sostanza ha un effetto diverso sul paziente), l’individualità morbosa (ogni malattia é diversa dalle altre) ed il proving.

A testa alta ed armati del nostro repertorio possiamo andare dal medico omeopata.

Quando il vostro dottore omeopata vi consiglia oscillococcinum per curare il raffreddore leggete nel vostro repertorio quali sintomi vi sono venuti quando avete mangiato il fegato d’anatra. Se sentivate i piedi prudere e la pancia vi borbottava potrete obbiettare che non è il rimedio adatto alla vostra bio-specificità e temperamento.

Il fatto poi che il vostro omeopata abbia consigliato oscillococcinum per voi e la vostra famiglia fa volare in pezzi il declamato principio del trattamento individualizzato e personalizzato.

Sicuramente avrete uno scambio d’opinioni interessante e costruttivo con il vostro dottore che, perdendo il proverbiale aplomb omeopatico potrebbe concludere la discussione con:

Non mi faccia perdere tempo, cialtrone, ho la sala d’aspetto piena di malati su cui l’omeopatia funziona !

Già perché i primi a non applicare i principi della medicina omeopatica sono i medici omeopati con tanto di corsi di specializzazione.
Il risultato di tutto questo è che la sbandierata specificità omeopatica è una grande ciarlataneria: oscillococcinum è una medicina che si da a tutti per tutte le patologie con buona pace della bio-specificità e temperamento.

Che i sintomi registrati durante il proving siano frutto del caso o dell’autosuggestione è un osservazione già fatta nel 1937 da un medico omeopata tedesco: Fritz Donner (qui). Donner osserva che un seguace di Hahnemann il Dr. Stapf riportava sintomi erotici per tutte le sostanze provate, mentre il Dr. Langhammer riportava ripetutamente per sostanze diverse sintomi psichici molto simili tra loro. Il Dr Langhammer era infatti di carattere cupo e depressivo ed i sintomi potevano essere originati dalla sua inclinazione, piuttosto che dalle sostanze provate, il Dr Stapf invece … era un gran porco.

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James Bond

… e se l’omeopatia fosse il segreto del fascino di James Bond?

Come lo so? ordina sempre un Vodka Martini shaken not stirred. È questo l’indizio che ha tradito la sua passione per l’omeopatia: shaken not stirred. Seguendo i dettami di Hahnemann le diluizioni dei rimedi omeopatici devono essere potenziate tramite lo scuotimento non mescolate!

Provate anche voi un po’ d’omeopatia ed un po’ di Vodka Martini.

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Ancora un po’ d’imbuti (funnel plot).

Shang e colleghi hanno dimostrato che negli studi clinici d’alta qualità l’effetto terapeutico dei rimedi omeopatici scompare mentre c’è ancora nei farmaci allopatici (qui).

Come ci riescono? … ma certo con un imbuto:


Come già detto lo studio non è una metanalisi (cioè una raccolta di studi su una patologia, un farmaco o un rimedio..) ma é uno studio comparativo tra studi equivalenti in allo- ed omeo-patia.

Osservate i funnel plot qui sotto:


Ogni punto del grafico in alto rappresenta uno studio in omeopatia, questo punto corrisponde ad un punto nel grafico in basso.

Corrisponde significa che uno studio su una patologia, raffreddore o diarrea che sia, del grafico in alto ha un equivalente studio nel grafico in basso. Ciò significa anche che, qualsiasi squilibrio (sfavorevole all’omeopatia) o errore metodologico che posso pensare, presente negli studi omeopatici deve essere presente anche negli studi allopatici. Esempio: l’effetto dell’omeopatia è più forte nella cura del raffreddore. OK, d’accordo ma io posso obbiettare che pure l’effetto delle medicine allopatiche è meno forte per le malattie neurologiche. Oppure: l’effetto dei rimedi omeopatici è molto variabile nelle terapie per l’asma. Ok, ma posso ribattere che l’effetto dei farmaci allopatici è molto variabile nelle terapie per malattie metaboliche.


Quello che cambia è la tendenza verso un assenza di beneficio negli studi omeopatici, grafico in alto. La curva tracciata, tende più rapidamente verso 1 (ipotesi nulla = non vi è differenza con il placebo – nel cerchio) per gli studi omeopatici che per quelli allopatici.

Negli studi omeopatici la linea nera, che rappresenta la tendenza, raggiunge un valore massimo di 0,88. Nello stesso tempo l’intervallo di confidenza, che rappresenta il margine d’errore che possiamo avere contiene l’1 in questo caso non possiamo scartare l’ipotesi iniziale: l’omeopatia è uguale al placebo.

Negli studi allopatici (in basso) l’intervallo di confidenza si mantiene sempre al di sotto dell’unità (freccia).

Chi critica il criterio è uno scriteriato.

Quali criteri sono stati utilizzati da Shang e quali da Linde-Ernst nei loro studi? Avevamo visto (qui e qui) che utilizzando criteri differenti gli autori erano arrivati alla conclusione che l’omeopatia è placebo, che differenze vi sono tra i criteri utilizzati?

Entrambi hanno operato in questo modo: scelto dei criteri per costruire una scala per definire la sperimentazione di bassa, ed alta qualità. Su questa scala hanno osservato come varia l’effetto terapeutico. Entrambi hanno concluso che per lavori di alta qualità in omeopatia non vi è differenza con il placebo. Entrambi hanno usato come criteri primari per selezionare gli studi:

  • se lo studio era doppio cieco (la terapia è mascherata sia al paziente che dottore)
  • se veniva usato un metodo appropriato per generare la randomizzazione (un buon metodo é tirare una monetina in aria per decidere la terapia)
  • come venivano analizzati i dati (analisi per Intention to Treat – ITT*).

I criteri di Shang sono tuttavia differenti rispetto alla scala usata da Linde-Ernst in due punti, Shang non considera ITT come criterio importante per definire uno studio di alta qualità ed al suo posto introduce la dimensione dello studio (più grande è lo studio più è di qualità).

La cosa fondamentale è che questi due autori hanno utilizzato criteri dissimili ma sono giunti alle stesse conclusioni, questo aumenta la robustezza del risultato.

Si possono certamente discutere i criteri ma ENTRAMBI hanno visto la stessa cosa: negli studi clinici di alta qualità l’omeopatia non è differente dal placebo.

——–

*Che cos’è Intention To Treat?: facciamo un esempio, abbiamo 100 pazienti in uno studio che devono prendere la medicina per 1 mese. Dopo un mese solo la metà si si é ricordata di prendere la medicina e di questi la metá é guarita. Se la metá di quelli che hanno preso la medicina sono guariti dobbiamo concludere che la terapia é efficace al 50% ? No se facciamo un’analisi per Intention To Treat, cioé se includiamo alla fine dell’analisi TUTTI i pazienti anche quelli che non hanno seguito la cura. In questo caso la medicina é efficace solo nel 25% dei casi. Questo é un criterio più rigoroso ed include nel calcolo del beneficio tutti i pazienti che si é voluto o inteso curare. Vedi anche wikipedia (qui)

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James Randi

James Randi é colui che ha ridicolizzato Jacques Benveniste e la sua equipe che voleva dimostrare sperimentalmente il dogma omeopatico.

James Randi ed un’equipe di altri scienziati si recò nel laboratorio per verificare l’esperimento. Randi ebbe l’idea di incollare al soffitto il foglio che conteneva i risultati dell’esperimento e segnare la posizione di una scala appoggiata ad una parete.

Il giorno dopo la scala era stata spostata e qualcuno aveva cercato di aprire la busta contenente i risultati (credo che Randi l’avesse avvolta con della carta stagnola). Forse qualcuno durante la notte aveva avuto dei dubbi sull’efficacia dell’omeopatia. I risultati furono imbarazzanti per Benveniste e la sua equipe. La sua storia e tutti i dettagli su MedBunker (qui).

Randi offre un milione di dollari a chi è capace di dimostrare qualsiasi capacità paranormale, o anche chi è capace di distinguere due diluizioni omeopatiche: sostenitori dell’omeopatia siete ricchi! basta andare al sito (qui), compilate la domanda e passate il test.

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Le critiche all’analisi comparativa degli studi clinici in omeopatia e in allopatia pubblicato su Lancet.

Shang e colleghi hanno dimostrato che l’effetto terapeutico scompare negli studi clinici d’alta qualità in omeopatia mentre è ancora presente negli studi in allopatia. Il loro lavoro viene pubblicato sulla rivista Lancet nel 2005 e ne ho parlato qui. I critici si scatenano e nel numero di dicembre della rivista The Lancet si trovano parecchi articoli che criticano il lavoro (The Lancet Vol 366 December 17/24/31, 2005). Questi articoli sono firmati tra gli altri da Harald Walach, Wayne Jonas, George Lewith ed da Klaus Linde e Wayne Jonas.

Vediamo alcune delle critiche più importanti:

Le differenze nella sperimentazione clinica:

Harald Walach e Wayne Jonas sostengono che:

… the six studies of conventional interventions are, by comparison, highly selected. The substances assessed within them have gone through the four clinical pharmacological stages of drug testing. Most newly developed pharmaceuticals do not make it to the last stage of large, multicentre phase IV trials. Therefore the allopathy trials chosen by Shang and colleagues tested medications that had already been largely proven to be efficacious, whereas most homoeopathy trials start from a far less systematic and rigorous evidence base.

Bella confessione della mancanza di basi scientifiche in omeopatia!

L’autore parla delle 4 fasi della sperimentazione farmacologica (qui), cioè fase UNO: verifica dell’innocuità del farmaco, fase DUE ricerca della dose, fase TRE verifica dell’efficacia terapeutica e QUATTRO fase di sorveglianza post-marketing.

Perché la sperimentazione omeopatica non segue queste fasi ? qualcuno lo proibisce? Perche non si fanno studi di fase UNO? Ma come?, non ci hanno martellato le orecchie per decenni dicendo che i farmaci sono innocui, che bisogno c’è di testare l’innoquità di un placebo?

Perché non si fanno studi di fase DUE, è forse vietato? È chiaro anche ad un omeopata che è una perdita di tempo cercare una dose efficace tra l’acqua e … l’acqua.

Gli studi di fase TRE si fanno per cercare l’effetto benefico del rimedio ma non ho mai sentito di studi di fase QUATTRO in omeopatia cioé ricercare degli effetti non desiderati in farmaci completamente innocui.

Sembra che il grande vantaggio dell’omeopatia (innocuità) sia diventato un grande svantaggio. Se i farmaci omeopatici non sono sufficientemente testati, é un problema della sperimentazione omeopatica non è un problema metodologico dello studio.

Il paradosso placebo:

.. the therapeutic effect seen in placebo groups receiving complementary medicines such as homoeopathy may be stronger than the specific effects of conventional medications in the therapeutic groups of conventional trials. This has been called the “efficacy paradox

Non sapendo più cosa dire gli omeopati sostengono che il placebo ha un effetto più forte negli studi omeopatici rispetto a quelli allopatici. Perché debba essere così, non è chiaro ma almeno arrivavano a spiegare perché i rimedi non dimostrano alcun beneficio.

Non credo Shang e colleghi rispondano a questa critica ma nel 2010 un articolo viene pubblicato sulla rivista Homeopathy (Nuhn T, Lüdtke R, Geraedts M. Placebo effect sizes in homeopathic compared to conventional drugs – a systematic review of randomised controlled trials. Homeopathy. 2010 Jan;99(1):76-82. qui). Le conclusioni a cui giungono questi sostenitori dell’omeopatia sono univoche:

Placebo effects in RCTs on classical homeopathy did not appear to be larger than placebo effects in conventional medicine.

Passiamo ora alle critiche di Klaus Linde e Wayne Jonas:

First, Shang and colleagues do not follow accepted and published guidelines for reporting meta-analyses. In 1999, The Lancet published the QUORUM statement for improving the quality of reports of meta analyses3 and the Cochrane Collaboration guidelines.

Come già detto; Shang non fa una metanalisi, ma uno studio comparativo tra coppie di lavori allo- ed omeo-patiche che vengono poi selezionate secondo alcuni criteri di qualità e dimensione. Gli articoli e le informazioni sui lavori selezionati non sono pubblicati sulla versione cartacea del lavoro ma sono disponibile sull’appendice web del giornale e ( qui ). Alcuni commenteranno che Linde e Jonas hanno letto abbastanza attentamente il lavoro.

Linde e Jonas trovano anche delle importanti limitazioni all’ipotesi iniziale del lavoro: l’effetto terapeutico dell’omeopatia può funzionare in alcune ma non in tutte le patologie. È interessante vedere come Linde trova dei problemi nel metodo che lui stesso ha inventato. Shang analizza però le variazioni del trattamento tra le differenti aree terapeutiche e nota che non sono – statisticamente – differenti.

Linde and Jonas now seem to discover major limitations with the approach they pioneered: they argue that, if homoeopathy works for some but not all conditions, our study could produce a false-negative result. Their argument is not supported by the evidence. The homoeopathy trials analysed warts, the common cold, to chronic headache. There was little evidence that treatment effects varied according to clinical topic (p=0·66).

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Analisi comparativa degli studi clinici in omeopatia e in allopatia pubblicato su The Lancet.

Come suggerito da Boiron, continuiamo l’analisi delle sperimentazioni sull’omeopatia. In questo post parliamo di uno studio comparativo tra 110 lavori omeopatici e dei suoi equivalenti allopatici pubblicato da un gruppo dell’università di Berna nel 2005 su The Lancet (Aijing Shang, Karin Huwiler-Müntener, Linda Nartey, Peter Jüni, Stephan Dörig, Jonathan A C Sterne, Daniel Pewsner, Matthias Egger. Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy Lancet 2005; 366: 726–32, pubmed)

Gli autori hanno preso 110 gli studi omeopatici e li hanno confrontati con equivalenti studi allopatici. Per equivalenti s’intende studi sulla stessa patologia usando invece che rimedi omeopatici, medicine allopatiche. Gli studi appartenevano a diverse aree della medicina: infezioni del tratto respiratorio 21 (19%) asma e pollinosi 16 (15%) ginecologia e ostetricia 14 (13%) chirurgia e anestesia 12 (11%) gastroenterologia 12 (11%) disordini muscolo-schelettrici 11 (10%) neurologia 10 (9%) altre aree 14 (13%).

Tra questi 110 lavori, gli autori hanno selezionato gli studi di alta qualità utilizzato come criteri: i lavori a doppio cieco, gli studi che avevano un adeguato metodo di randomizzazione e di occultamento di assegnazione (concealment of treatment allocation – cioè se è difficile o impossibile per il paziente capire se ha ricevuto il trattamento o il placebo). Tra gli studi di alta qualità sono stati scelti quelli che includono il maggior numero di pazienti: in totale 8 per gli studi omeopatici e 6 per gli studi tradizionale. Da notare che gli autori dicono che gli studi in omeopatia sono di qualità migliore degli studi allopatici. Durante il dibattito Borion-Garattini, Borion cita di sfuggita questo lavoro, dicendo che anche gli allopati ammettono che gli studi in omeopatia sono di buona qualità (minuto 28 del dibattito, qui):

… anche le riviste prestigiose, come Lancet, che non esita ad attaccarci, però dicono che [le sperimentazioni omeopatiche] sono fatte piuttosto bene, anche più di quelle dell’allopatia.

Citazione molto selettiva per porsi come campione della sperimentazione ma dimentica di parlare dei risultati:

When the analysis was restricted to large trials of higher quality, the odds ratio was 0·88 (95% CI 0·65–1·19) for homoeopathy (eight trials) and 0·58 (0·39–0·85) for conventional medicine (six trials).

Gli Odds Ratio in questo studio sono costruite nella seguente maniera: valori inferiori a 1 indicano un effetto benefico del trattamento (nella metanalisi di Linde era esattamente l’inverso: gli OR superiori ad 1 indicano un effetto favorevole del trattamento). L’intervallo di confidenza degli studi omeopatici include l’1 che indica che non vi è differenza con il placebo.

Le conclusioni sono:

When account was taken for these biases in the analysis, there was weak evidence for a specific effect of homoeopathic remedies, but strong evidence for specific effects of conventional interventions. This finding is compatible with the notion that the clinical effects of homoeopathy are placebo effects.

… we have shown that the effects seen in placebo controlled trials of homoeopathy are compatible with the placebo hypothesis. By contrast, with identical methods, we found that the benefits of conventional medicine are unlikely to be explained by unspecific effects.

L’importanza del lavoro

L’importanza di questo lavoro non sta nel dire che gli studi omeopatici hanno un effetto terapeutico uguale a zero. (Da notare che molti studi hanno già risposto a questa domanda, per esempio Klaus Linde aveva affrontato questo problema con una metanalisi ma i suoi risultati sono difficilmente interpretabili. I problemi delle metanalisi sono il publication bias e, per quanto ci siano metodi per eliminarlo, i risultati rimangono ambigui). L’importanza sta nel dire che: se utilizziamo lo stesso criterio per selezionare le sperimentazioni cliniche, in omeopatia l’effetto terapeutico scompare, mentre in medicina tradizionale rimane. Shang e colleghi non hanno fatto una metanalisi hanno confrontato coppie di studi clinici omeo- e allo-patici. Il criterio che hanno utilizzato per selezionare gli studi può, e deve, essere messo in discussione ma la forza dello studio è che è lo stesso per tutti e due!!

Un critico può dire: “Lo sanno tutti che l’omeopatia è efficace contro le malattie respiratorie ma non contro le malattie metaboliche”. Accettiamo per un instante che sia vero (anche se non vi sono prove chiare). Si può controbattere che lo stesso squilibrio può essere presente nel caso delle terapie convenzionali, per esempio le medicine tradizionali possono essere meno efficaci per i problemi gastrointestinali rispetto ai rimedi omeopatici.

In questo studio Shang e colleghi hanno trovato un metodo molto robusto per eliminare i bias presenti e confrontare l’effetto terapeutico dell’omeopatia con quello della medicina tradizionale.

Vedremo nel prossimo post i problemi che i critici solleveranno.

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