Fritz Donner: medico omeopata scettico e testardo – parte 1

Il dott Fritz Donner (1896-1979) é stato un medico omeopata tedesco che ha lavorato negli ospedali di Stoccarda e Berlino negli anni dell’ascesa del nazismo e dopo la guerra. Nel 1966 ha redatto un rapporto sui lavori svolti dal 1936 al 1939 su ordine del governo nazista per verificare i principi dell’omeopatia. Della sua vita si conosce ben poco, a parte il rapporto rimangono solo alcune lezioni sul’omeopatia e delle lettere personali.

Ha vissuto in un periodo di rinascita dell’omeopatia, in quegli anni, su impulsione di Rudolf Hess e di altri gerarchi nazisti, il Ministero della Sanità del Reich aveva condotto un programma per verificare in maniera sistematica l’omeopatia. Il Prof Hans Rabe ricevette l’incarico di coordinare il progetto e Donner è etato uno dei partecipanti e testimoni dell’evento. Donner è un testimone vivo e lucido di questi avvenimenti e dei problemi della comunità omeopatica del tempo.

Donner ha una personalità molto interessante che può essere definita come “scettico-testardo”. Scettico, non perché non crede nell’omeopatia, anzi ci crede fermamente, ma perché cerca instancabilmente di provarene razionalmente i principi. È convinto che l’omeopatia possa essere “riformata” e migliorata tramite la sperimentazione scientifica. Testardo perchè, anche quando i risultati delle sperimentazioni dimostreranno irrefutabilmente l’inefficacia dell’omeopatia, non abbandonerà mai le sue convinzioni e cercherá in tuti i modi di difendere l’omeopatia.

Si scontrerà frequentemente con i suoi colleghi, contrari al suo metodo razionalista ed il suo tentativo sarà destinato al fallimento. Secondo le sue parole voleva uscire “da quello stato d’ipnosi in cui i nostri maestri ci avevano immerso”. Molto frequentemente descriverà in questi termini i colleghi omeopati: prigionieri delle loro chimere o fantasie, in uno stato d’ipnosi permanente da cui – ne fece personalmente esperienza – è duro uscire.

Dalle lettere che scrisse nel 1966 ad alcune figure eminenti della comunitá omeopaticha emerge la figura di medico molto interessante di cui vale la pene di parlare.

Il lavoro a Stoccarda

Ha iniziato la sua carriera di medico omeopata come interno nella clinica omeopatica di Stoccarda dove ha incontrato molti studenti con vivo senso critico e pronti a rimettere in discussione ciò che avevano imparato.

La sua natura curiosa e critica lo portano fare ricerche accurate sulle fonti bibliografiche e sull’affidabilità della farmacopea omeopatica. Durante la sua permanenza a Stoccarda riporta di avere posto delle domande “talmente evidenti” ai suoi professori …

… alle quali furono incapaci di rispondere chiaramente senza cadere in una imbarazzante confusione.

Un giorno il primario lo prese da parte e gli chiese se per caso non era un “cattivo allopata” che voleva “buttare tutto a monte” e fare così scomparire l’omeopatia. Donner risposte che:

Non era sua intenzione fare scomparire l’omeopatia ma quello che deve scomparire sono i sintomi caratteristici senza importanza. Così facendo la farmacologia (o Materia Medica come si diceva al tempo qui) sarà liberata da enormi imbecillità.

Scetticismo di Donner: la scelta dei sintomi caratteristici

Questo è il punto principale della sua critica: Donner riesamina la veridicità dei sintomi caratteristici (anche detti sintomi chiave) descritti nella letteratura. I sintomi caratteristici sono quella serie di sintomi che compiono nella persona sana (durante il proving di cui ne ho parlato qui) dopo aver preso la sostanza in esame. Porta molte prove del fatto che i sintomi considerati “verità pura e assoluta” sono frutto di fantasie. Nella maggior parte dei casi i sintomi caratteristici sono selezionati su una o due sperimentazioni solamente o erano frutto di rapporti aneddotici.

Un esempio è il lavoro del medico omeopata americano Laura Morgan sul lac caninum (latte di cagna) come rimedio per la difterite (qui). La dott.ssa Morgan prende una bella mattina del 1870 una diluizioni 100 000 centesimale di questo portentoso rimedio.

Per i due anni successivi ha continuamente allucinazioni, credeva di vedere dei ratti. topi, lucertole nella sua stanza che durante la notte salivano sul letto e premevano contro le gambe e gli organi genitali.  Pur non potendoli mai toccare ne sentiva vividamente la presenza. Donner commenta:

Ho lavorato per qualche tempo in un ospedale psichiatrico universitario – non come paziente ma come medico ! – e la prima diagnosi fu: ubriacona recidiva con crisi di delirium tremens.

Per due anni dopo aver preso il lac caninun “la nostra Laura” soffre una volte di mal di gola, diagnosticato come difterite da un dottore che aveva probabilmente solo un anno di formazione medica. Donner non crede che la diagnosi sia giusta perché se avesse avuto la difterite Morgan sarebbe stata ben più male. In più sulla base di un solo evento avvenuto anni dopo è sbagliato ritenere il mal di gola un sintomo caratteristico di lac caninim.

Sulla base di questo semplice evento lac caninum è stato considerato dagli omeopati americani, dagli europei in seguito, e fino ai nostri giorni, un rimedio dalle “profonde” proprietà curative ed efficace contro a difterite.

Donner si chiede se le allucinazioni non erano uno stato patologico precedente all’ assunzione di lac caninum e come può un sintomo apparso tardivamente ed una sola volta (il mal di gola) essere considerano come caratteristico.

Ma Donner non si ferma qui ed espone le sue tesi alla commissione nominata dal Reich per verificare sistematicamente le proprietà curative dell’omeopatia.

Immaginate la scena: i delegati saltarono sulla sedia “irritati e costernati”. Non si rendeva conto, Donner, dei pericoli giudiziari a cui esponeva i sui colleghi nel caso un medico, al seguito di un trattamento inefficace, dovesse giustificare i fondamenti della terapia? Perché non aveva informato la comunità omeopatica dei pericoli di questo rimedio? Non avete degli scrupoli verso i malati o verso l’omeopatia? Non si rendeva conto che, sotto il nazismo, uno scandalo avrebbe potuto provocare la soppressione pura e semplice dell’omeopatia?

Rimasi calmo e dissi loro che questo studio era stato l’oggetto di un rapporto e di una conferenza pubblica a cui aveva assistito tutto il corpo medico dell’ospedale incluso il primario della clinica omeopatica.

Possiamo intuire la reazione dei delegati del Reich dal commento di Donner:

Salvavi animam meam.

I delegati chiesero come mai il suo primario non avesse fatto tutto il possibile per eliminare la cosa, e perche non si sono intrapresi altri studi per snidare altri errori nella riferimenti bibliografici, perché non si mise in guardia la comunità omeopatica di non usare più questo rimedio …

Fu un momento molto difficile e penoso per l’omeopatia.

In seguito il primario della sua clinica smentì pubblicamente i risultati di Donner e lo minacciò di licenziamento se avesse nuovamente presentato dei risultati critici sui principi terapeutici.

Fu, come un suo collega disse “un sintomo caratteristico della situazione nella comunità omeopatica”.

La sperimentazione di Donner:

Un secondo punto su cui Donner era scettico era il metodo usato per testare le sostanze attive nel proving. E soprattutto il principio del singolo cieco.

Le sperimentazioni che si conducevano in ospedale erano generalmente così concepite; la prima settimana alle cavie-sperimentatori veniva dato un placebo (per testarne la loro suggestionabilità), la seconda settimana la sostanza vera e propria.

Il quaderno dei sintomi che ogni sperimentatore doveva completare restava vuoto durante la prima settimana, ma apparivano molti sintomi la seconda.

Teoricamente lo sperimentatore non sapeva se stesse ricevendo la sostanza in esame o il placebo ma gli sperimentatori erano probabilmente a conoscenza della procedura e la prima settimana non riportavano sintomi per non passare per dei “noti isterici”, ma “diventavano prolissi la seconda settimana quando pensavano di assumere la sostanza”.

Lo stesso Donner racconta che durante la sua prima sperimentazione:

Un collega, una volta ricevuto il flacone contenente la sostanza da sperimentare, ne versò qualche goccia sul un foglio di carta. Aveva un odore di alcol ed era incolore, ne dedusse che non si trattava di una tintura bensì di un placebo.

Le sperimentazioni non erano per nulla a “singolo cieco” e che gli sperimentatori, probabilmente degli studenti in omeopatia, “aiutavano” l’esperimento.

Per verificare la sua ipotesi Donner prova allora a dare per tre settimane consecutive solamente placebo. Riporta che non vi sono sintomi nella prima settimana, ma nella seconda e terza settimana (ancora sotto placebo!) compaiono più di 1000 sintomi per i 30 sperimentatori dello studio.

Allora pensai che l’omeopatia era in pericolo

Ma quando cercò di discutere i suoi risultati con gli immancabili delegati del Reich e con i colleghi si scontra ancora con un muro di rifiuto. I suoi colleghi affermano che è “umanamente impossibile che dei sintomi siano comparsi sotto placebo” e negano la validità dell’esperimento di Donner:

Avevo l’impressione che mi trattassero come un povero pazzo in preda a allucinazioni o per un bugiardo che, al fine di distruggere l’omeopatia, si inventava delle assurdità.

Ma il fine di Donner fu sempre quello di costruire una scienza omeopatica su basi  razionali: “è estremamente importante testare la realtà dei metodi omeopatici”.

In effetti delle sperimentazioni condotte anche dal Prof. Rabe (il direttore del progetto) mostrano che quando si da a metà degli sperimentatori del placebo ed alla altre meta il rimedio i due gruppi producono più meno lo stesso numero di sintomi.

Donner concluse che i risultati delle sperimentazioni, “erano da gettare più o meno tutti nel cestino”.

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Bibliografia:

Omeopatia e Nazionalsocialismo:

In tedesco: Frauen Weise (qui), Wikipedia (qui)

Il rapporto Donner e le lettere personali:

In tedesco: Il rapporto Donner su Esowatch (qui). Originale del Rapporto (qui)

Lunga descrizione, con bibliografia di Donner in un sito di scettici: GWUP (qui).

Lettera a Unseld (qui), direttore dell’associazione tedesca di omeopatia (qui il sito web) , lettera a Schoeler (qui) redattore del Allgemaine Homeopatische Zeitungen  la versione francese delle lettere sono pubblicate in annesso al libro di Jean-Jacques Aulas, Gilles Bardelay, Jean-François Royer, Jean-Yves Gauthier, L’Homéopathie: Approche historique et critique et évaluation scientifique de ses fondements empiriques et de son efficacité thérapeutique. Éditions Médicales Roland Bettex, Lausanne-Paris, 1985 (qui).

Pubblicazioni di Fritz Donner su Google Books (link)

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