Il principio di precauzione e la legge di Murphy

Il prof Marc Gentilini, ex presidente della Croce Rossa francese ha denunciato sulle pagine de Le Monde “l’imballarsi” e l’overdose di comunicazione del governo di fronte al pericolo della pandemia.

Situazione che riflette, sotto un certo punto di vista, quella italiana, Gentilini accusa anche i media ed i responsbili politici in generale di una “pandemia dell’indifferenza” di fronte ad altre gravi malattie mortali:

Quando guardo la situazione del pianeta, mi vergogno di vedere tutto ciò che è fatto per prevenire l’influenza di cui sappiamo poco…, mentre la malaria uccide centinaia di migliaia di persone nell’indifferenza generale.

Ha perfettamente ragione, la tubercolosi, una delle tre malattie piú mortali del pianete ed é curabile con dei semplici antibiotici, disponibili solo per chi ha i soldi per pagarli, anche l’AIDS é curabile per chi ha i mezzi economici per farlo…

 pig flu

Ma il Prof Gentilini forse inconsapevolmente dice una cosa rivelatrice, sul quale si basa il principio di precauzione.

..l’influenza di cui sappiamo poco…

Ma il problema principale che occorre discutere nel caso della pandemia é il principio di precauzione o di prevenzione (link qui a wikipedia): si prendono tutte le misure preventive necessari perché non si cosa succederá , nessuno può prevedere se e quando il virus evolvera verso forme piu mortali e quanto rapidamente si diffonderá nella popolazione. Proprio perché non sappiamo tutto questo dobbiamo preparerci al peggio, se non accadrá nulla qualcuno legittimamente potrá dire: “é stato fatto tanto rumore per nulla, tanti soldi e risorse spese inutilmente” la risposta é che, forse, proprio perche si sono spese tante risorse non é successo nulla!

L’unico termine di paragone che abbimo é stata la pandemia influenzale di Hong Kong del 1968-69 (esattamente 40 anni fa) che si stima fece 1 milione di morti. Se consideriamo che oggi la pandemia interessa la quasi totalitá dei paesi possiamo prevedere un numero ben maggiore di morti.

La situazione si puó riassumere così: oggi piú armi farmacologiche: gli antivirali ed i vaccini ma dall’altra parete la diffusione dell’influenza porcina oggi é molto piú rapida che allora: i viaggi aerei trans-continentali 40 anni fa non erano cosí frequenti come oggi. Nessuno puó leggittimamente prevedere quale siano gli effetti di queste due variabili (diffusione piú rapida ma piú armi farmacologiche) sul decorso della malattia.

In altre parole ricordiamoci la buona vecchia saggezza popolare contenuta nella legge di Murphy:

Se qualcosa puó andare male; lo fará

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