I fondamenti della memoria dell’acqua

Alla fine del 2010 sono repertoriati nella banca dati PubMed, 4719 pubblicazioni sull’omeopatia. ll primo, su riviste in lingua tedesca data degli inizi degli anni 70. Un totale di 284 lavori sono studi clinici.

Se mettiamo in grafico il numero di studi per anno di pubblicazione, osserviamo un’interessante ascesa dell’omeopatia fino al 2005 e successivamente un declino dell’interesse scientifico. Questa tendenza si conferma anche per il 2010 con soli 178 studi pubblicati (dato di fine novembre).

Numero di pubblicazioni sull'omeopatia repertoriate in PubMed dal 1980 al 2010

Ho cercato gli articoli che studiano i principi chimico-fisici dell’omeopatia, anche detti della memoria dell’acqua, ma la mia cartella è rimasta quasi vuota. Se lasciamo da parte gli studi clinici sull’efficacia o sperimentazione sugli animali e se ci concentriamo solamente sugli studi sulla memoria dell’acqua, gli articoli trovati sono tre:

  • Montagnier L, et alt., Electromagnetic Signals Are Produced by Aqueous Nanostructures Derived from Bacterial DNA Sequences. Interdiscip Sci Comput Life Sci. 2009 1: 81–90 (Pubmed)
  • Elia V., Niccoli M. Thermodynamics of Extremely Diluted Aqueous Solutions. Ann N Y Acad Sci . 1999 Jun 30;879:241-8. (Pubmed)
  • Rey L. Can low-temperature thermoluminescence cast light on the nature of ultra-high dilutions? Homeopathy. 2007 Jul;96(3):170-4. (Pubmed)

Se dopo lustri di ricerca sono questi i risultati allora credo che si possa considerare l’omeopatia come il più sterile campo di ricerca che sia mai esistito.

Vediamo cosa dicono:

Montagnier:

Nel suo articolo Montagnier studia, tramite uno strumento concepito da Benveniste, l’emissione di onde elettromagnetiche da parte del DNA. Da quanto si sente sui mass media, si ha l’impressione che Montagnier, sia in campagna a favore dell’omeopatia, ma il suo articolo non menziona mai la parola omeopatia, né ultra-diluizioni.

In questo articolo mi sarebbe piaciuto vedere una bella curva di taratura fatta così: si prendono delle diluizione di DNA e le si mettono nel suo strumento e si registrano le emissioni. Il segnale emesso dal DNA dovrebbero diminuire aumentando la diluzione.

Poi si fanno le stesse diluizioni ma questa volta dinamizzando (secondo il metodo omeopatico) tra una diluizione e l’altra e si registrano le emissioni elettromagnetiche.

Secondo l’ipotesi omeopatica le emissioni elettromagnetiche dovrebbero aumentare aumentando le diluizioni.

Alternativamente si potrebbe confrontare le emissioni delle due diluizioni (le dinamizzate e le non) se vediamo una differenza significa che la dinamizzazione fa qualcosa! Insomma questo è, sarebbe, l’esperimento conclusivo che dimostrerebbe una volta per tutte che il processo di dinamizzazione ha un effetto e tapperebbe per sempre la bocca a tutti gli scettici!!

Peccato che non sia stato fatto (o meglio da buon scettico, e pure perfido quale sono, credo che sia stato fatto ma non pubblicato perché non dava il risultato sperato).

Ma .. un momento – colpo di scena! – ma cosa scrive qui Montagnier?

After all dilutions have been made (generally 15-20 decimal dilutions),

Se le mie conoscenze in omeopatia non mi tradiscono significa che sono diluizioni 10-15 a 10-20 al di sotto (o meglio al disopra) del numero di Avogadro 10-23 che ci dice che nessuna molecola può essere presente in soluzione. Quindi le sue diluizioni contengono ancora soluto e non sono affatto “omeopatiche”! Pazzesco!

Ma allora è proprio vero ciò che ha riferito Garattini nel dibattito con Boiron: quando è interpellato direttamente Montagnier ammette che non si tratta di diluizioni omeopatiche (1 ora e 21 minuti del dibattito qui)

Le conclusioni del lavoro sono chiare:

We have discovered a novel property of DNA, that is the capacity of some sequences to emit electromagnetic waves in resonance after excitation by the ambient electromagnetic background.

Montagnier ha scoperto che il DNA emette onde elettromagnetiche, non parla di omeopatia.

Elia: Il lavoro di é di lettura estremamente difficile, è fumoso ed inconcludente. Un lavoro scientifico è generalmente meglio strutturato con l’ipotesi che si vuole testare chiaramente enunciata all’inizio, la procedura sperimentale scelta ed i risultati con la conclusione dell’autore che indica se l’ipotesi iniziale è o non è confermata

Dopo aver speso ore a decifrarlo mi sono reso conto che è un peccato sprecare in questo modo un pomeriggio invernale di sole.

Questo è quello che sono, più o meno, riuscito a capire (e vi assicuro che non ne sono affatto certo). La sua tesi è la seguente: il mescolamento di basi e di acidi libera statisticamente (?) più calore di quanto precedentemente osservato:

The mixing process of acids or bases reveals a statistically significant exothermic excess heat with respect to the same process carried on the untreated solvent…

Gli autori candidamente affermano che non sanno il perché ciò avviene e che occorrono più studi … aspettiamo pazientemente.

Luis Rey: dopo la “cura Elia” la mia pazienza era esaurita: fortunatamente mi è venuto incontro Louis Rey che afferma subito e chiaramente – fin dal titolo – che non vi sono nuovi dati sperimentali ma che il suo lavoro è solo un’ipotesi:

Can low-temperature thermoluminescence cast light on the nature of ultra-high dilutions?

Forse un giorno la termoluminescenza a basse temperature potrà spiegare l’enigma della memoria dell’acqua … aspettiamo pazientemente.

Riconosciamo la sua onesta intellettuale ed in più questo mi risparmia un grande scoglionamento a leggermi il suo articolo – standing ovation per Luis Rey!

Sulla strada per una spiegazione del meccanismo della memoria dell’acqua?

La comunità omeopatica propone questi lavori come spiegazioni o “fondamenti” dell’esistenza della memoria dell’acqua (qui). Questa è propaganda falsa e fuorviante:

Generalmente una scoperta si basa su tre principi (wiki):

  1. C’è qualcosa di nuovo? (in termini scientifici: Ann’vedi questo!)
  2. L’osservazione viene confermato indipendentemente (in termini scientifici: eh t’é pareva!)
  3. Che cos’è questo qualcosa? (lo Spiegone Finale)

Gli autori pretendono aver osservato alcuni fenomeni sconosciuti:

  • Elia osserva che alcuni solventi mostrano emissione di calore in eccesso.
  • Montagnier misura onde radio emesse dal DNA in soluzione.

Questi possono essere il primo passo verso una nuova scoperta o possono essere artefatti sperimentali dovuti agli strumenti usati o anche eventi aleatori osservati per mancanza di controlli stringenti. È necessario a questo punto attendere pazientemente la conferma sperimentale.

Qualora l’osservazione sarà confermata (fase “eh t’è pareva”) saremo ancora molto lontani da considerarla una scoperta, perché mancherà ancora lo Spiegone Finale su, sulla base delle nostre conoscenze in fisica e chimica, che cosa sia questo fenomeno (e nessuno degli autori azzarda ipotesi).

Solo allora, si potrà formulare un’ipotesi su come funziona la memoria dell’acqua (ed anche qui gli autori tacciono). Cosi potremo tornare in laboratorio e verificare la nuova ipotesi e le sue implicazioni.

Al di là del fatto che queste scoperte possono essere semplicemente dei rumori di fondo delle apparecchiature vi è un grosso balzo concettuale tra la messa in evidenza di un fenomeno chimico-fisco e la spiegazione teorica del principio della memoria dell’acqua. Dire che in soluzione vi è emissione di calore è una cosa, spiegare attraverso questo fenomeno la memoria dell’acqua è tutt’altra cosa!

Aver messo in evidenza che il DNA emette onde non ci avvicina di un centimetro alla spiegazione del meccanismo.

Conclusione: tutti i lavori che vengono sbandierati come fondamenti della memoria dell’acqua sono delle prese in giro: siamo ancora anni luce lontani non da una prova sperimentale sulla memoria dell’acqua ma ad un embrione d’ipotesi, che la possa spiegare!

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