Le critiche all’analisi comparativa degli studi clinici in omeopatia e in allopatia pubblicato su Lancet.

Shang e colleghi hanno dimostrato che l’effetto terapeutico scompare negli studi clinici d’alta qualità in omeopatia mentre è ancora presente negli studi in allopatia. Il loro lavoro viene pubblicato sulla rivista Lancet nel 2005 e ne ho parlato qui. I critici si scatenano e nel numero di dicembre della rivista The Lancet si trovano parecchi articoli che criticano il lavoro (The Lancet Vol 366 December 17/24/31, 2005). Questi articoli sono firmati tra gli altri da Harald Walach, Wayne Jonas, George Lewith ed da Klaus Linde e Wayne Jonas.

Vediamo alcune delle critiche più importanti:

Le differenze nella sperimentazione clinica:

Harald Walach e Wayne Jonas sostengono che:

… the six studies of conventional interventions are, by comparison, highly selected. The substances assessed within them have gone through the four clinical pharmacological stages of drug testing. Most newly developed pharmaceuticals do not make it to the last stage of large, multicentre phase IV trials. Therefore the allopathy trials chosen by Shang and colleagues tested medications that had already been largely proven to be efficacious, whereas most homoeopathy trials start from a far less systematic and rigorous evidence base.

Bella confessione della mancanza di basi scientifiche in omeopatia!

L’autore parla delle 4 fasi della sperimentazione farmacologica (qui), cioè fase UNO: verifica dell’innocuità del farmaco, fase DUE ricerca della dose, fase TRE verifica dell’efficacia terapeutica e QUATTRO fase di sorveglianza post-marketing.

Perché la sperimentazione omeopatica non segue queste fasi ? qualcuno lo proibisce? Perche non si fanno studi di fase UNO? Ma come?, non ci hanno martellato le orecchie per decenni dicendo che i farmaci sono innocui, che bisogno c’è di testare l’innoquità di un placebo?

Perché non si fanno studi di fase DUE, è forse vietato? È chiaro anche ad un omeopata che è una perdita di tempo cercare una dose efficace tra l’acqua e … l’acqua.

Gli studi di fase TRE si fanno per cercare l’effetto benefico del rimedio ma non ho mai sentito di studi di fase QUATTRO in omeopatia cioé ricercare degli effetti non desiderati in farmaci completamente innocui.

Sembra che il grande vantaggio dell’omeopatia (innocuità) sia diventato un grande svantaggio. Se i farmaci omeopatici non sono sufficientemente testati, é un problema della sperimentazione omeopatica non è un problema metodologico dello studio.

Il paradosso placebo:

.. the therapeutic effect seen in placebo groups receiving complementary medicines such as homoeopathy may be stronger than the specific effects of conventional medications in the therapeutic groups of conventional trials. This has been called the “efficacy paradox

Non sapendo più cosa dire gli omeopati sostengono che il placebo ha un effetto più forte negli studi omeopatici rispetto a quelli allopatici. Perché debba essere così, non è chiaro ma almeno arrivavano a spiegare perché i rimedi non dimostrano alcun beneficio.

Non credo Shang e colleghi rispondano a questa critica ma nel 2010 un articolo viene pubblicato sulla rivista Homeopathy (Nuhn T, Lüdtke R, Geraedts M. Placebo effect sizes in homeopathic compared to conventional drugs – a systematic review of randomised controlled trials. Homeopathy. 2010 Jan;99(1):76-82. qui). Le conclusioni a cui giungono questi sostenitori dell’omeopatia sono univoche:

Placebo effects in RCTs on classical homeopathy did not appear to be larger than placebo effects in conventional medicine.

Passiamo ora alle critiche di Klaus Linde e Wayne Jonas:

First, Shang and colleagues do not follow accepted and published guidelines for reporting meta-analyses. In 1999, The Lancet published the QUORUM statement for improving the quality of reports of meta analyses3 and the Cochrane Collaboration guidelines.

Come già detto; Shang non fa una metanalisi, ma uno studio comparativo tra coppie di lavori allo- ed omeo-patiche che vengono poi selezionate secondo alcuni criteri di qualità e dimensione. Gli articoli e le informazioni sui lavori selezionati non sono pubblicati sulla versione cartacea del lavoro ma sono disponibile sull’appendice web del giornale e ( qui ). Alcuni commenteranno che Linde e Jonas hanno letto abbastanza attentamente il lavoro.

Linde e Jonas trovano anche delle importanti limitazioni all’ipotesi iniziale del lavoro: l’effetto terapeutico dell’omeopatia può funzionare in alcune ma non in tutte le patologie. È interessante vedere come Linde trova dei problemi nel metodo che lui stesso ha inventato. Shang analizza però le variazioni del trattamento tra le differenti aree terapeutiche e nota che non sono – statisticamente – differenti.

Linde and Jonas now seem to discover major limitations with the approach they pioneered: they argue that, if homoeopathy works for some but not all conditions, our study could produce a false-negative result. Their argument is not supported by the evidence. The homoeopathy trials analysed warts, the common cold, to chronic headache. There was little evidence that treatment effects varied according to clinical topic (p=0·66).

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